Hieronymus Bosch: un artista esoterico

Per una volta mi va di parlare di un artista non moderno. Hieronymus Bosch vive ed opera infatti nelle Fiandre nella seconda metà del XV secolo. Figura molto discussa, sia per la forte carica espressiva dei suoi dipinti, sia per la bizzarria e l’ambiguità delle forme che rappresenta, che spesso sono piuttosto inquietanti.
Vi propongo, nell’ordine, due sue opere:

L’ascesa all’Empireo (1500-04, custodito a Venezia); sembrerebbe che già per Bosch, nel 1500, il momento del trapasso sia accompagnato dall’attraversamento di un tunnel di luce, come spesso chi ha avuto esperienze di pre-morte racconta.

Il Trittico del giardino delle Delizie (1480-90, composto da tre tavole, con dipinto sul retro, è al Prado); la tavola a sinistra rappresenta il paradiso terrestre con la creazione di Eva, la centrale è dedicata al tema della lussuria, su quella di destra è dipinto il cosiddetto Inferno musicale. Sul retro una rappresentazione precopernicana del mondo.

L’immaginario dell’artista appare molto fervido, e nella ricchissima rappresentazione il bene e il male convivono.

Vorrei che esprimeste un parere sul lavoro di questo pittore e sulle sensazioni che esso vi suscita.

Ascesa all’Empireo

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Trittico del giardino delle delizie (pannello sinistro)

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Trittico del giardino delle delizie (pannello centrale, cliccare per ingrandire)

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Trittico del giardino delle delizie (pannello destro)

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Trittico del giardino delle delizie (retro, vista con pannelli chiusi, cliccare per ingrandire)

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23 Risposte a “Hieronymus Bosch: un artista esoterico”


  1. 1 maria pina ciancio 6 Febbraio 2008 alle 7:28 pm

    Al Prado mi è davvero sfuggita questa meraviglia! Mapi

  2. 2 Luca 6 Febbraio 2008 alle 8:45 pm

    Molto visionario, a tratti mi fa venir in mente un artista di cui non ricordo il nome che inseriva sempre nei dipinti un ovetto con le gambe, cose del genere eheh

  3. 4 apolide 6 Febbraio 2008 alle 9:13 pm

    @Mapi: Beata te che ci sei stata, al Prado…io della Spagna ho fatto solo la costa mediterranea :)

    @Luca: In effetti, Bosch, come l’altro artista che proponi tu (Bruegel, inconfondibilmente fiammingo, l’autore della famosa Torre di Babele) cronologicamente non sono moderni, ma lo sono nel linguaggio espressivo, nella composizione paratattica, nell’immaginario onirico che rappresentano…

    ciao

    Apo

  4. 5 Michelangelo 7 Febbraio 2008 alle 10:26 am

    Straordinario. Hyeronimus Bosch è uno dei pittori che più mi affascina.

    Pensa che stavo proprio meditando su un post a tema, mentre mi dilettavo in cucina…. :-)
    Tant’è che in uno degli ultimi post – immagino l’abbia notato – ho utilizzato un dipinto dello stesso autore: il prestigiatore, per raffigurare l’inganno e l’opportunismo degli uomini.

    A parte ciò, vorrei sottolineare come il realismo della raffigurazione unito ad un forte simbolismo, porti a rappresentazioni enigmatiche e misteriose che tanto affascinano.

    In Bosch più che una convivenza tra bene e male, mi sembra ci sia una rappresentazione del mondo come corruttibile, continuamente insidiato dalle tentazioni e dal maligno.

    un caro saluto.
    Michelangelo

  5. 6 apolide 7 Febbraio 2008 alle 2:46 pm

    Graditissima la tua puntualizzazione, Michelangelo. Mi trovi perfettamente d’accordo.

    ciao

    Apo

  6. 9 apolide 8 Febbraio 2008 alle 8:52 pm

    Ciao, occhibè… felice che Bosch ti piaccia…

    Apo

  7. 10 asakusa 11 Febbraio 2008 alle 2:02 pm

    Sono due le componenti che isolo in Bosh e che esercitano fascino in chi si accosta alle sue opere: da un lato la feroce ironia che diviene critica serrata ai vizi dell’umanità di ogni epoca, perciò veicola un messaggio che sentiamo (uso un termine ridicolo, ma per capirci) “attuale”.
    In seconda istanza l’enigmaticità, la nebulosità dei contenuti che consente una potenzialmente infinita sovrapposizione di significati, un disvelamento di riferimenti e citazioni, più o meno pertinenti. La seconda, se non sapientemente gestita, può portare a non considerare più l’opera in sé, ma a trasformarla (annullandola però) in un trampolino per sfoggio di erudizione o acutezza, talvolta perdendo la strada maestra fino a reinventare il significato di quell’opera (ma questo fa parte del gioco).

    Circa il parallelo con Bruegel il vecchio è decisamente pertinente, Bosh ne influenzò l’opera sia dal punto di vista iconografico (ci sono dei riferimenti precisi nell’opera di Bruegel), sia sul piano iconologico, ci sono ad esempio temi ricorrenti come “il mondo alla rovescia”, la follia, certo edificante moralismo.
    Porto qui però uno spunto, sentito anni fa in un ciclo di conferenze, tenute dei professori Roger van Schoute e Helene Verougstraete. Con riferimento all’interpretazione del “Trionfo della morte” di Bruegel, si citava anche Bosh: “si nota spesso come in Bosh il simbolismo è astratto (e io dico che effettivamente certa rarefazione anche in termini formali è evidente), mentre in Bruegel vi è un più grande realismo fisico e psicologico”.

  8. 11 apolide 11 Febbraio 2008 alle 4:07 pm

    Non aggiungo nulla al tuo apprezzabilissimo commento, visto che conosci l’autore meglio di me.

    Solo una cosa: sai come ho scovato Bosch? non ci crederai mai: facendo una ricerca con testo arte + satanismo su Big G… ironico, vero? :)

    Apo

  9. 12 fernirosso 22 Marzo 2008 alle 10:20 pm

    Al Prado ci sono andata per Goya: per quei suoi dipinti tenuti per sé e mai venduti, quelli in cui ombre scure e vivissime tengono in pugno l’artista, costringendolo a dipingerle più di una volta, cercando la chiave di volta del loro accedere in noi.
    L’altro che in-seguivo al Prado era Tiziano, vecchio ormai, quasi cieco, le cui tele mostrano colori man-dati a memoria e impastati di matematica,la quantità delle mescole, non della luce e della capacità di rifletterla. Da ultimo lui, l’immenso Bosch, il furoi dai canoni e tutto canonico, quello che riprende tutte le creazioni popolari e le fa sue in una commedia non dantesca, ma tutta personalissima e vivissima, anche quando sembr crescere sotterranea.Grazie, ferni

  10. 13 apolide 24 Marzo 2008 alle 12:22 am

    Sì. E’ emozionante vedere quanto questo artista vissuto 500 anni fa sia moderno ed attuale.

    Tiziano è un pittore il cui vissuto tormentato lascia profonda traccia nel fare. Mi informerò sull’opera che suggerisci.

    ciao

    Apo

  11. 14 Andreao 25 Marzo 2008 alle 12:24 pm

    nn sono un grande esperto di arte ma credo che questo artista sia avanti almeno di 400 anni!!!!!!!!
    complimenti

  12. 15 fernirosso 29 Marzo 2008 alle 9:41 pm

    la fines-tra, in confine tra il dentro e il fuori, per accorgersi che resta sempre tutto dentro o tutto fuori:imprendibile e in-prendibile. La sua montatura e la scena che allestisce, l’in-quadratura di una visione, con vista sull’oltre, come fosse la propria casa, come in effetti è, dentro la volta terracquea, come fosse una bolla che si mantiene in equilibrio e come fosse un equo-lib(e)ro, come in effetti è, della nostra storia, da cui niente e nessuno è escluso, da nessun tempo pre-cedente, fino al futuro. Grandissima luce Bosch, il Bosco della vita e dell’oscuro.ferni

  13. 16 apolide 30 Marzo 2008 alle 6:23 pm

    …E io non mi sento di aggiungere nulla al tuo bellissimo commento. Grazie, ferni.

    ciao

    Apo

  14. 17 Federica 29 Luglio 2008 alle 2:38 pm

    Devo ringraziare lo scrittore Michael Connelly, grazie al quale ho scoperto l’ arte di Bosch. Il suo personaggio di punta, un detective di L.A., si chiama proprio Hieronimous Bosch, in onore del pittore e nel libro che sto leggendo ora (l’ ultimo dei tanti!) c’è un’ attenta analisi delle sue opere, legate ad un gufo trovato sulla scena di un delitto. Il gufo è uguale a quello raffigurato nel pannello centrale del Trittico del giardino delle delizie…

  15. 18 apolide 29 Luglio 2008 alle 3:40 pm

    Non conoscevo questo dettaglio di Connelly. Interessante.

    ciao

    Apo

  16. 19 Michelangelo 29 Luglio 2008 alle 3:41 pm

    @Federica: vi è un romanzo analogo, i sette delitti di Roma di Guillaume Prèvost. si svolge a roma e nei panni del detective vi è Leonardo da Vinci, alle prese con una serie di crimini che riflettono pene inflitte ai dannati nei dipinti di Bosch. Un thriller avvincente con riferimenti storici molto precisi e veritieri, seppur alcuni passaggi siano un poco forzati.

  17. 20 apolide 30 Luglio 2008 alle 6:57 pm

    In effetti l’rtista si presta benissimo a rivisitazioni, perché è davvero carico di senso…

    Apo

  18. 21 Simona Rinaldi 2 Gennaio 2009 alle 2:34 pm

    ..ho trovato per caso questo sito..stavo facendo una ricerca su bosch..ho visto alcune sue opere a Lisbona al museo di arte antica..direi che rappresenta il primo simbolismo visionario, sicuramente attraverso le simbologie dell’epoca, le perversioni e le costrizioni del cristianesimo, la fuga onirica alla colpe della lussuria, antesignano delle opere di Boclin, dei preraffaelliti..forza pura!

  19. 22 apolide 4 Gennaio 2009 alle 11:43 pm

    Visionario, precursore…

    E poi c’è da considerare l’ordine “disordinato” con cui dipinge le figure, la loro disposizione nettamente paratattica, che sfugge a qualunque impianto di percezione visiva precostituito.

    Provocatorio e molto molto avanti rispetto ai suoi tempi, Bosh…non trovi?

    Adonai

    Apo


  1. 1 tuttoblog.com Trackback su 6 Febbraio 2008 alle 4:21 pm

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