Archivio per Luglio 2008

Il rapporto tra tecnologia e arte (4) – Lo spazialismo di Fontana

Installazione di Fontana per la Triennale di Milano del 1951
Installazione per la Triennale di Milano del 1951

Assistiamo, con la seconda guerra mondiale, a una sfiducia nel progresso. La fase successiva vede molti artisti tentare di chiudere una tragica parentesi. Si afferma la predilezione per l’arte informale, materica, povera. Gli artisti sono in fuga, almeno fino all’avvento della televisione. Ultimo tra i manifesti dello spazialismo, il Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione viene distribuito durante una trasmissione sperimentale di RAI-TV di Milano il 17 maggio 1952. Gli artisti nel manifesto, tra cui Lucio Fontana, infatti affermano:

Noi spaziali trasmettiamo, per la prima volta nel mondo, attraverso la televisione, le nostre nuove forme d’arte, basate sui concetti dello spazio. La televisione è per noi un mezzo che attendevamo come integrativo dei nostri concetti. Siamo lieti che dall’Italia venga trasmessa questa nostra manifestazione spaziale, destinata a rinnovare i campi dell’arte. Noi spaziali ci sentiamo gli artisti di oggi, poiché le conquiste della tecnica sono ormai a servizio dell’arte che noi professiamo.”

Altre due opere dell'artista

Altre due opere dell'artista

Il problema dell’efficacia comunicativa dei media proposto dal gruppo “Spaziale”, afferma con forza la necessita’ di utilizzare i nuovi mezzi di comunicazione per trasmettere una nuova forma di arte basata su un nuovo concetto di spazio. La televisione diventa perciò un mezzo integrativo per la nuova arte, non più’ legata alla materia e perciò eterna. Questa trasformazione dell’arte in impulsi tecnologici tende inevitabilmente ad sovvertire le istituzioni artistiche tradizionali: la televisione non produce oggetti o immagini stabili, essa si esprime invece con caratteri alternativi rispetto a quelli del quadro e della scultura; usarla significa quindi operare una rivoluzione del sistema linguistico dell’arte.

Con Fontana si avvia a conclusione il processo di smaterializzazione e fantasmizzazione dell’oggetto artistico: la realtà si dissolve, trasmuta, perde di coerenza, nel mondo tecnologico che inizia a prospettarsi. L’artefatto si smaterializza e da dipinto diventa una tela squarciata, da immagine congelata su un piano diventa luce al neon, da oggetto materiale si trasforma in semplice flusso di informazioni. La nascita della televisione è un’occasione per trasmettere queste nuove idee.

Tanti auguri Apolide!

Ti faccio i miei più cari auguri,
che siano auguri di un anno nuovo,
come quelli del primo dell’anno!

“Il vento, le primule tumefatte.
Tutto in uno scompiglio d’anime
che chiamano, ti cercano,
essere fra gli esseri,
primula fra primule.”

Auguri ancora.

Lamia

niente amore, niente lacrime

niente amore
niente lacrime
gli occhi
sono una sorgente
disseccata
e le mani
muovono inquiete
dita solitarie

nessuna luce
dalle crepe
del muro
il corpo
è abbandonato
avvolto da un
lenzuolo madido

i ricordi
sì, quelli scorrono
discontinue chiazze
e riportano
a tempi differenti
a situazioni lontane

vicino al buio
silenzioso, incombe
il distacco
davanti al varco
che allontana
la mente
dalla coscienza
un secondo prima
l’abbandono del sonno

Apolide

Gli uccelli – Franco Battiato

Penso che l’unico modo per riscoprire noi stessi sia riavvicinarci alla natura (a ciò che ne resta, purtroppo). La perfezione di tutto ciò che è vivente affascina, è traccia di una volontà superiore.

Volano gli uccelli volano
nello spazio tra le nuvole
con le regole assegnate
a questa parte di universo
al nostro sistema solare.
Aprono le ali
scendono in picchiata, atterrano meglio di aeroplani
cambiano le prospettive al mondo
voli imprevedibili ed ascese velocissime
traiettorie impercettibili
codici di geometria esistenziale.

Migrano gli uccelli emigrano
con il cambio di stagione
giochi di aperture alari
che nascondono segreti
di questo sistema solare.
Aprono le ali
scendono in picchiata, atterrano meglio di aeroplani
cambiano le prospettive al mondo
voli imprevedibili ed ascese velocissime
traiettorie impercettibili
codici di geometria esistenziale.

Volano gli uccelli volano
nello spazio tra le nuvole
con le regole assegnate
a questa parte di universo
al nostro sistema solare

haiku di mare – i quattro tempi del giorno

[l'alba]
il sole basso
i pensieri trascorsi
specchiano il mare

[il giorno]
folla di gambe
mente che vola oltre
il libro è amico

[il pomeriggio]
ore annoiate
la battigia deserta
occhi socchiusi

[il tramonto]
brezza di terra
sabbia come rifugio
membra segrete

Apolide

Gli amanti, da Magritte

gli amanti
solidi
come una stretta di mano
compatti
come il nodo sulla cravatta
ecco
stanno addentrandosi le tempeste
non vedi che sta per piovere il soffitto
fra poco ci sommergerà
non vedi
le nuche altere della sera
hanno deciso di annientarci
il muro sta crepando

lo vedi
che il muro sta crepando?
Non lo vedo amor mio
non lo vedo
la cornice è ferma
l’intonaco non si è smembrato
Ma come, non lo vedi?
l’intonaco si sta rovinando
i pezzi cadono come magli
Non lo vedo amore mio
non lo vedo

Lamia

preonirica

Scuro orizzonte
sudario, il corpo
fine del giorno
in quella tensione
che non si appaga
mai, ritorna
ogni volta
ogni sera
enigma
prima del sonno

- un consuntivo, una pressione al petto, un cercare di superare il muro, lo slancio

Come in un tempo
ciclico e spezzato
un tremore incerto
che lascia riflettere
quell’elevarsi leggero
il tornare
materiche pulsioni

-i richiami insistenti, l’odore, il sapore, i lampi di luce, scariche elettriche

E il tunnel
là in alto
oltre l’aria vicina
che attende

Le mani
in moto inquieto
rivolte al varco
il vincolo della matrice
che non si può romprere
si deve ancora restare

Assaporare
quell’istante di slancio

- Sentire che esiste qualcosa, e  dovere aspettare, paziente, in una gabbia a tre dimensioni, tre soltanto

e la carezza dell’incoscienza

Hai mai visto un’upupa sulla spiaggia?

Fiume

lento

carico di ascessi

inesorabile

come un mulo

a ingravidare

sono semplici

le mammelle percosse

semplici mammelle che

allattano, allattano

Fiume di fiumi allattanti

cagliate di vita

strette dalle mani

mani rozze

impastate

c’è un oracolo di carne

sul pavimento

sulla terra battuta

sul letto liscio e monacale

sul letto fiume monaco

battello assente

Fiume monaco

fatto di croci assenti

di simboli cessati

di uova

e di mammelle silenziose

apri le finestre

aprile che entrano i vespai

corsieri a ingravidare

uova stese

panieri sbriciolati

e metrica continua

fiume

fiume microbo

ricordo assente

hai mai visto un’upupa sulla spiaggia?

Il rapporto tra tecnologia e arte (3) – le avanguardie: Hausmann e Moholy-Nagy

La scuola dadaista-surrealista apporta un contributo forte alla demolizione del modo accademico di concepire l’arte, e lo fa attraverso la creazione dei primi fotomontaggi e dei primi assemblaggi. Il caso, l’imprevisto e il fascino della macchina vengono introdotti nel fare artistico.  Appare in questo senso emblematica anche  la scelta che i dadaisti-surrealisti fanno in merito alle regole compositive: inizia il processo di decostruzione del linguaggio artistico, e il caso, l’incertezza, entrano come componenti fondamentali nel processo di creazione dell’opera.  Si tratta di una esplicita ribellione ai canoni estetici accademici allora ancora molto radicati in ogni ambito culturale.

In altri campi è in atto un notevole fermento, frutto dell’inizio della seconda fase della rivoluzione industriale.
Nell’industria Henry Ford introduce il fordismo (1913), il metodo di produzione industriale che prevede la realizzazione di automobili in catena di montaggio.
In architettura le Corbusier sta per lanciare il suo celebre slogan della machine à habiter, per le nuove case razionaliste. Abitazioni prive di ornamento e create secondo dettami strettamente funzionalisti (il suo manifesto dell’architettura “macchinista” Vers un’architecture, è del 1923).
E’ coeva a queste sperimentazioni l’affermazione in campo scientifico di teorie come la relatività einsteniana (lo scritto sulla relatività ristretta è del 1913, quello sulla relatività generale, del 1915).
La psicanalisi freudiana inizia a diffondersi presso la classe borghese (L’interpretazione dei sogni, di Freud, è del 1889, ma nel primo decennio del nuovo secolo inizia a diventare quasi una moda).

Si assiste  all ‘affermarsi della tendenza da parte di tutte le discipline (anche quelle umanistiche) ad assumere una sistematizzazione scientifica, che non vuole lasciare nessun ambito insondato, se non in maniera quantitativa e oggettiva.
R. Hausmann: testa meccanica – 1919


L’arte risponde a questo irrompere nel sapere umano di analisi meccanicistiche con la celebrazione di un nuovo idolo.  La macchina diventa il soggetto preferito di molti artisti, ed è osannata e deificata. Nascono in questo periodo la  pratica artistica del ready-made, del collage e del fotomontaggio. Viene usato un mezzo di rappresentazione oggettiva del reale o una sua porzione estrapolata brutalmente dal contesto per mostrare realtà “altre”, legate ad una sfera che non è situata  più  “al di sopra” del reale, ma è piuttosto nascosta “sotto” di esso. E’ questo lo spirito della poetica surrealista.

Un’opera di Raoul Hausmann è l’emblema delle sperimentazioni d’avanguardiaperiodo, la Testa meccanica (sottotilolo emblematico: Spirito del nostro tempo).

Influenzato molto probabilmente dalla creazione dell’orinatoio duchampiano (l’esposizione del primo ready-made del maestro francese è del 1917), Hausmann realizza questo assemblaggio partendo da una testa per parrucchieri, cui applica diversi oggetti tecnologici trovati: un regolo, meccanismi d’orologio, un metro per sarto, un numero stampato, una custodia contenente un cilindro da stampa. Realizza così un’opera che poi diventerà uno dei simboli della ricerca surrealista.

Si tratta di un lavoro ben collocato nell’orizzonte culturale tra le due guerre. Uno scenario, quello a cavallo tra gli anni ‘10 e ‘20, in cui la tecnologia aveva sì portato delle importanti innovazioni nella vita di tutti, ma che delineava anche una serie di conflitti e di tensioni tra le varie entità nazionali che condurranno al secondo conflitto.
In questo periodo vengono concepite le prime armi di sterminio di massa, i famigerati gas tossici, e forse non è un caso che Hausmann inserisca sulla sua Testa anche un bicchiere telescopico simile a quelli in dotazione alle truppe al fronte.


R.
Hausmann: Tatlin a casa sua – 1920

Guardare oggi la Testa meccanica potrebbe far sorridere, ma uno sguardo a questo assemblage può farci capire quanta fiducia avessero riposto nella rivoluzione delle macchine. Un futuro in cui le macchine si sarebbero occupate degli uomini, e ci sarebbe stato maggior tempo libero. Un futuro radioso, in cui l’uomo sarebbe stato libero finalmente dall’obbligo del lavoro. Sappiamo che le cose poi non sono andate esattamente così.

Successiva è un’altra opera, in cui Haussman fà della seduzione della macchina un paradigma, evocando l’immagine di Tatlin come se si trattasse di un cyborg ante litteram.  Haussman la realizza attraverso una tecnica mista, fusione di pittura e collage. Si tratta di Tatlin a casa sua (1925). Anche questo lavoro riassume bene tutte le suggestioni meccaniche che sono componente fondamentale della poetica surrealista.

In ogni campo umano la strada della tecnologia appare l’unica praticabile e  viene imboccata con decisione da tutte le economie dei paesi industrializzati. L’adesione incondizionata alle logiche meccaniche da parte degli artisti dadaisti, esaspera i termini del rapporto arte-tecnologia e portando, in questo modo, a una frattura.
E’ in questa fase che si inizia a delineare nettamente l’allontanamento definitivo della creazione artistica da ogni velleità figurativa.

L. Moholy-Nagy: macchina per effetti luminosi – 1926

Sono di questo periodo pure le installazioni luminose di Lazlo Moholy-Nagy, che è stato un artista ed esponente del Bauhaus. Ungherese di nascita, si trasferisce con il Bauhaus a Dessau nel 1925 e vi insegna fino al 1928, quando ritorna a Berlino per concentrarsi sulla scenografia teatrale e cinematografica. Due anni dopo partecipa alla “Internationale Werkbund Ausstellung” a Parigi.
Le sue macchine luminose e i suoi studi per la scenografia cinematografica sono di questo periodo. La sua ricerca si estende anche verso l’espressione artistica attuata tramite la fotografia: è sua una lunga serie di fotogrammi artistici.
La tela in queste opere si smaterializza, sostituita dalla lastra fotografica, e la luce sostituisce i pennelli e i colori.

Si avvia, in questo modo quel processo di dissoluzione delle varie forme d’arte che oggi è in fase avanzata.


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