Archivio per Ottobre 2008

Cadono

Cadono le foglie

Le chiome degli alberi

I vermigli sembrano afflosciarsi

Cadono

come paure eterne

La mia bocca è un sasso screziato

sembra contrarsi

sembra difendersi

La mia bocca è una rossa pietra piena di rose

ci sono forme arcane

che non saprei distinguere.

metamorfosi – 4

salti logici
tra i versi
riversi, sul foglio
ormai immateriale
fantasma di dati,
meta espressioni
scientiste
di silicio e carbonio
a definire un io come
la diruta agonia di un
ente diffratto
alla luce
perchè troppo imperfetto
che alla fine
si scioglie, al calore
del giorno
e rimane, colloidale
e misero resto davanti
a un terminale

metamorfosi – 3

rovine di un pensiero
dissociato dal sè
tecnologica protesi,
la rete
postumano decollage
di coscienze
che mostra le tracce
degli altri
come ferite
come ere geologiche
impresse
in labili strati
sulla pelle del
piccolo mondo
che riassume
la possibile storia
di un corpo, carne
lasciata sul campo
tra pulsioni essenziali
dubbi,
paure ancestrali
e profili di consumo
da mercato globale

metamorfosi – 2

solo modi infiniti
a descrivere
fotogrammi staccati
avulsi, al contesto
diviso
in frazioni minime
dell’agire
spezzate
da un fluire
non sequenziale
del fare
come un gordiano
enigma da sciogliere
camminando a ritroso
o correndo via veloci
sfogliare
il mistero del dire
i suoi nessi nascosti

metamorfosi – 1

congelare l’azione
ricondurla
a  gesti infinitesimi
il tempo come
costante data,
esclusa dal grafo
del pensiero
che fluisce inesorabile
trascinando lontano
da sè l’essere
e soltanto così
ritornare all’esistere
passato, o saltare
a un brumoso futuro
proiettivo

ecco, un dono per te

Ecco, un dono per te
figlia mia
è una bambola
è simile a un figlio
da curare e accudire
da cullare se piange
pensa da ora
di essere madre
che soffre il suo parto
che allatta e pulisce
che soffre notti insonni
aspettando il ritorno
si divide, stanca
tra casa e lavoro
prepara ogni giorno
il pane
da servire alla tavola
e tiene pulita la casa

impara, giocando
un futuro da donna

Ecco, un dono per te
figlio mio
è un fucile di plastica
pensa di essere
un forte soldato
tu, un giorno
stringerai un’arma
che serve a colpire
ad uccidere
un nemico crudele
senza pensare
che quell’uomo
lì, a terra
è stato
un giorno lontano
un bambino
a cui il padre
ha donato
un gioco simile al tuo
e che tu, per lui
sei il nemico crudele
che gli strappa
il cibo di bocca

impara, giocando
un futuro da uomo

Ed ora non pensate
altre cose, figli miei
spensierati, fingetevi
madre e soldato
cominciate da adesso
in questi giorni innocenti
a vedere soltanto
il lato felice
del vivere
senza sapere
che vivere
è sudare
è soffrire
e forse è morire
giocando, preparatevi
al vostro domani

Il rapporto tra tecnologia e arte (5) – Laposky e la nascita dell’arte “elettronica”

Mentre in Europa nascevano le esperienze spazialiste, in USA un matematico artista avviava le prime sperimentazioni di arte elettronica. Si tratta di Ben Laposky.

Questo precursore della computer art utilizza un oscilloscopio analogico e manipola, grazie alla sua grande abilità nel programmarlo, il fascio di elettroni del tubo catodico al fine di impressionare una pellicola. Le riprese vengono  effettuate con pellicole molto sensibili e con l’ausilio di lenti e filtri colorati.

I suoi lavori sono notevoli, considerando il periodo in cui sono stati generati ed è indubbia la sua influenza in molti artisti moderni che si occupano di computing-art.

La maggior parte delle macchine d’informazione, inclusa la televisione, il telefono, ed il videoregistratore, emettono informazioni che imitano o sono analoghe ad una forma d’onda presente in molti fenomeni naturali.
Così nei sistemi analogici, il dato numerico è rappresentato da analoghe magnitudini fisiche, o segnali elettrici, che producono un’onda continua.

Le immagini di Laposky simboleggiano questa relazione ma il lato nascosto della loro elegante semplicità è l’estrema ingegnosità tecnica nel programmare i sistemi analogici. L’immagine prodotta oggi al computer è creata quasi esclusivamente con macchine digitali che trattano i dati nella forma di cifre binarie distinte offrendo un migliore controllo ed effetti più facili da riprodurre.
Le Oscillons sono state definite creazioni d’arte astratta, le prime ad essere esibite e pubblicate in America e all’estero (contando 216 esibizioni e 160 pubblicazioni a partire dal 1952).

Dice Laposky, parlando dei suoi lavori:

Sono arrivato alla “oscillografic art” attraverso un interesse duraturo nell’arte e nel disegno derivante dalla matematica e dalla fisica. Ho lavorato con il disegno geometrico, le curve algebriche e analitiche e così via. L’oscilloscopio mi sembrò il mezzo con cui ottenere nuove forme artistiche non ottenibili con i mezzi precedenti”.

Sono piuttosto chiari, nelle sue opere, i riferimenti alla pittura astratta e alle ricerche delle avanguardie storiche. Lo stesso Laposky, dichiarando la sua poetica, suggerisce uno stretto collegamento tra i suoi lavori e la musica, in quanto entrambi sono generati da forme d’onda. Potremmo parlare, quindi, di musica “congelata”.

Un’ultima riflessione, su questo singolare artista tecnologico: oggi, per realizzare immagini digitali, con l’aiuto di un computer, bastano una macchina domestica e un programma di grafica; con un pizzico di fantasia e pochi tocchi di mouse, il calcolatore fa’ -quasi- tutto il lavoro, con risultati spesso notevoli, e con pochissimo sforzo.

Laposky, per realizzare queste semplici ma belle immagini, passava molte ore di fronte all’oscilloscopio, e percorreva questa via pionieristica dell’arte più di cinquanta anni fa…


Satistiche

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