
Una ferita
un lungo taglio
nella terra
uno strappo profondo
nell’anima
del tuo luogo
Questa la fonte
di ogni sofferenza
questo l’inizio,
il pianto
del sei aprile duemilanove
Tante vite spezzate
e la caparbia volontÃ
di essere ancora
Arte contemporanea e poesia sperimentale

Una ferita
un lungo taglio
nella terra
uno strappo profondo
nell’anima
del tuo luogo
Questa la fonte
di ogni sofferenza
questo l’inizio,
il pianto
del sei aprile duemilanove
Tante vite spezzate
e la caparbia volontÃ
di essere ancora
greta,
non ho più il tuo numero , vorrei mettermi in contatto con te
raimondo
dimenticavo
oltre_i_limiti@virgilio.it
Vi fu un gran terremoto
E buttò a terra la parete.
Allora ho chiesto: maestro
dove sono gli studenti?
Se li hai portati via tu,
Dimmi dove li hai posti.
Ma quello ha risposto
Non sono qui, sono risorti.
(c)
Un tentativo di fermare sulla pagina le mille coincidenze di questo dramma: i funerali celebrati di Venerdì Santo, la Pasqua incombente, le vittime giovani. E Dio dov’era? Io ho incontrato Dio a L’Aquila e gli ho fatto questa domanda
Ho cercato il Signore
tra chi scruta il reale
tra chi cerca
di indagare
il senso delle cose
tra chi dona fiducia
infinita alla scienza
e non l’ho trovato
Ho cercato il Signore
nelle stanze dorate
in atri lucidi e ricchi
in posti felici
in tavole imbandite
in luoghi abbelliti
da fasti
ha frugato il mio sguardo
e non l’ha trovato
Ho cercato il Signore
tra i poveri, gli ultimi
tra chi soffre
chi è ai margini
oppure è incompreso
e un Angelo
dai piedi nudi, sporchi
di polvere
mi ha mostrato
una porta
in un luogo
dimenticato
e sfuggito da tutti
Quando ho aperto la porta
una Luce infinita
mi ha investito
Oltre quella soglia
di dolore
di sofferenza
di alienazione
ho trovato il Signore
*PS ne ho tratto un poemetto, ma a questa versione originale ho fatto solo una piccola limatura e corretto un refuso. E’ come mi è venuta, di getto.*
Adonai
Apo
Colgo l’occasione per invitare CHIUNQUE possa dare una mano, dopo questi momenti di esaltazione mediatica a farsi vivo, a non dimenticare. L’inverno a L’aquila è freddo, e tutti possiamo essere utili.
A tale scopo fornisco il sito del Centro coordinamento volontari dell’Abruzzo, il CSV : Lì ci si può iscrivere, lasciando i propri dati. Fatelo in molti, c’è bisogno di voi.
Apo
E’ un’aquila ferita il mio popolo antico
d’improvviso tristemente compianto.
Non aria di festa per le feste di maggio
non bande musicali nei paesi sgretolati
per le strade di pietra
solo il pianto per l’aquila ferita
Sì, è ferita
la fiera Aquila
ma si rialzerÃ
sorgerà dalle macerie
più splendida di prima
Apo
Non temere
oh Aquila ferita
sento già il canto
della curva Nord
Oh Aquila
non temere
il principe azzurrognolo
è sulla tua strada
con vigoria e fato stenderÃ
le tele dell’ultimo amore
si sente già l’odore
dei fiori soavi prossimi a venire!!!
Apo
Poesia dedicata alle vittime del sisma
Quella notte il tempo si è fermato,
l’orologio è crollato e tutto quanto è cambiato.
Una crepa nel muro, un botto nel cuore.
Per tutti un terrore, un enorme dolore
ma altri son morti e non se ne sono accorti.
La terra ruggisce e tutto finisce,
c’era una chiesa, c’era una scuola
e non c’è più neanche l’ aiuola.
Pianger non sai, pianger non puoi
ora che nulla è come vuoi.
Bella era la tua città,
anche se tutti vedono ora con aria funesta sol quel che resta.
La mente vuol capire, perché a sé non sa mentire,
se prima qualcosa si poteva percepire.
Ricordi la sera che le luci vedesti e agli UFO credesti?
Ricordi i lombrichi strisciare ed invano scappare?
Ma allora dai Boschi con foglie argentate un urlo salì:
“oibò oibò, il sisma preveder non si può!”.
Ma qualcuno rispose con voce forse non vera:
“col radon si può!”.
Quella notte tornammo a dormire
ma per qualcuno significò morire.
La nostra città risorgerà se Loro mai non scorderà.
@antonio: e ben venga anche il tuo intervento poetico…
Apo