Archivio per la categoria 'arte'

Il rapporto tra tecnologia e arte (11) – Lingering – Steven Perdikis

“Lingering” [trad. 'persistenza'] è un’opera di media art di Steven Perdikis, che cerca di esplorare e collegare la natura effimera della memoria con l’esperienza e la tecnologia. Il risultato appare ricco di richiami a stati alterati/meditativi di coscienza, o comunque onirici. Infatti meditazione e sonno sono quelle condizioni in cui la nostra coscienza si espande e si diffonde, è ‘altra’ e non distinta con l’intorno, si incontra e si mescola con realtà che nella veglia non emergono. Lo spettatore è invitato a sperimentare frammenti di tempo, incapsulati all’interno dello spazio sullo schermo. In “Lingering”, il tempo diventa dinamico, concentrato e non-significante. “Lingering”, dunque, come ‘persistenza’, è effimera e il suo destino è la dissoluzione, ma essa vive e risplende fintanto che permane nella mente dello spettatore.

Parole, Immagini, Gesti a 150.000

Sono passati 2 anni e due mesi, da quando decisi di pubblicare sul web le mie poesie, le mie riflessioni sull’arte, i brani e i testi delle canzoni che mi smuovevano qualcosa dentro. Ed eccoci giunti a un nuovo traguardo. A sei mesi di distanza dalla soglia dei 100.000 contatti, festeggiata a maggio 2009, siamo giunti a toccare le 150.000 visite. Un traguardo che ritengo lusinghiero, essendo il mio blog uno spazio che tratta di argomenti piuttosto di nicchia, come la poesia e la critica artistica (un po’ meno la seconda, in questi ultimi tempi, ma rimedieremo….).

Tante cose sono successe in questi sei mesi: una coautrice (Lamia) si è staccata da questa compagine per creare un suo blog, cui auguro le migliori fortune, un’altra (Infinitylive) è nel frattempo giunta, e ogni tanto lascia qui (tra le decine di non-luoghi in cui ha fortunatamente tempo di scrivere) un traccia. Altre penne sono da venire, a colorare i fogli di ‘Parole, immagini gesti’? Chissà…vedremo.

Il blog in questo periodo non è attivissimo, a causa dei miei impegni di lavoro, ma non appena un fatto o un’emozione mi coinvolgono, corro subito a trasporlo in questo spazio. Tra i miei progetti quello di inserire almeno un articolo settimanale di critica artistica contemporanea, farò di tutto per tenervi fede, visto che i post che trattano questo argomento sono gettonatissimi (alcuni contano diverse migliaia di visite) e ricevo spesso calorosi apprezzamenti per il materiale che metto a disposizione. Il resto del palinsesto sarà, come dall’inizio di quest’avventura, poesia (mia e di chi vorrà contribuire: basta scrivermi, andando alla pagina ‘apolide’, qui sopra e inviarmi del materiale da esaminare) e musica, ma solo se non commerciale.

E veniamo ai numeri… in sei mesi, dicevamo, abbiamo aggiunto altre 50.000 visite. Ciò evidenzia un trend medio di oltre 8.000 contatti mensili. Il blog, durante i giorni infrasettimanali, non scende mai al di sotto deille 250  visite. Effettuando una verifica sui motori, per alcune chiavi ‘Parole, immagini gesti’ è saldamente in prima pagina, se non è la prima voce in assoluto: segnale, questo, di un consolidato apprezzamento da parte del pubblico. Qui sopra uno stralcio delle statistiche delle ultime settimane. Picchi di oltre 500 visite non sono infrequenti. La media giornaliera è comunque di 250-300 contatti.

Cosa dire? Grazie a chi mi segue, e fa’ sentire, col suo calore, che ciò che realizzo gli suscita belle sensazioni, donando un senso al mio scrivere in questo blog.

[Apolide]

Contro il DDL Alfano oggi sciopero!

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  • Per una rete libera, fonte di scambio di idee democratiche e di crescita collettiva
  • Contro il disegno di legge Alfano, che imbavaglia i blog e mina pesantemente la libertà di espressione nel nostro paese
  • Pubblica un articolo sul tuo blog se sei d’accordo con l’iniziativa. Facciamoci sentire!
  • Sit-in oggi, martedì 14 Luglio a Roma, in Piazza Navona, alle 19. Aderiamo in massa!

Qui informazioni su come aderire:

http://dirittoallarete.ning.com/

Il rapporto tra tecnologia e arte (10) – Wissengewächs – un’installazione di Laurent Mignonneau e Christa Sommerer

Dopo aver stupito il mondo della scienza e dell’arte nel 1992 con il progetto “Interactive plant growing“,  Laurent Mignonneau e Christa Sommerer (francese lui, austriaca lei), bissano e realizzano Wissengewächs, una facciata interattiva con 16 schermi che reagisce ai movimenti dei fruitori generando realtà virtuali vegetali.

Questa installazione è stata progettata da Mignonneau e Sommerer per la Città della Scienza a Braunschweig, Germania nel 2007. E’ ospitata nella piazza del duomo della città, all’interno di una biblioteca in cui i cittadini di Braunschweig possono scambiare i loro libri  in materia di scienza, con l’obiettivo di coinvolgerli nell’approfondimento delle discipline scientifiche.

La superficie esterna della Serra è dotata di 16 Schermi interattivi progettati e realizzati dai due artisti e dotati di sensori che misurano la presenza di movimenti: questi sono pilotati da un software appositamente ideato.
Come nella precedente installazione, l’interazione con i fruitori causa la crescita delle piante vitruali sugli schermi.
I passanti che attraversano a piedi lo spazio monitorato dai sensori, causano la crescita e la continua evoluzione di sempre  diversi giardini virtuali che rispecchiano la loro interazione con la facciata e vogliono rappresentare il concetto di crescita del sapere. Infatti il nome “Wissensgewächs” dato all’installazione significa letteralente Strumento di crescita della conoscenza.

Il rapporto tra tecnologia e arte (9) – La mail art

Vittore Baroni, “Real Corrispondence 6”, 1981 (parte di una serie di flyers omonimi)
Vittore Baroni, “Real Corrispondence 6”, 1981 (parte di una serie di flyers omonimi)

La mail art, importante espressione artistica collettiva dell’epoca moderna , è uno dei movimenti artistici più longevi della storia e precorre di diversi decenni l’affermazione delle manifestazioni artistiche “di rete”.
Tale forma di comunicazione si afferma grazie alla “New Corrispondence school of Art” di Ray Johnson nel 1962, all’interno del gruppo Fluxus.

In poche parole la mail art consiste in una rete (per questo viene detta Network della Mail Art) di relazioni che è possibile instaurare attraverso il circuito postale e si svolge in pratica spedendo e ricevendo lettere da molte parti del globo, instaurando legami “virtuali” con tanti individui uniti semplicemente dalla voglia di comunicare.

Il network della mail art ha sempre avuto, negli innumerevoli progetti interattivi che ne sono in qualche modo il fondamento, forti connotazioni sociali, e, nelle sue forme più libere è stata spesso parte integrante di pratiche di movimento libertarie e controculturali.

E’ quindi adeguato preambolo di quelle nuove e odierne iniziative “antagoniste” che vanno a costituire la sua versione evoluta, nota ai più come net art.

Negli anni ‘60/’70 la mail art ha massicciamente sostenuto i messaggi di urgenza pacifista ed è stata un ottimo veicolo di diffusione, per esempio, delle estetiche dell’era psichedelica, con le tante cartoline realizzate artigianalmente dai colori elettrici e dalle grafiche sognanti e distorte che circolavano per il mondo come segno di ‘fratellanza’; più avanti saranno le subculture punk ed industriale a fare largo uso del network mail art, per fare circolare il proprio dissenso nei confronti del sistema.

La riflessione e la presa di posizione su tematiche sociopolitiche sono costanti nella mail art.

Vittore Baroni, attivista della mail art negli anni ‘80, scrive:

“Una lettera indirizzata a te personalmente, dall’angolo più lontano del globo, è un filo di energia che lancia messaggi più potente di uno show sul primo canale TV. Attraverso il sistema postale puoi scoprire una trama di energia planetaria, un network di amore, arte, follia. Ogni cosa è possibile, ogni cosa funziona. Per certi versi è come pescare a caso in una piscina piena di stranezze.”

Attualmente delle forme “evolute” di mail art sopravvivono ancora, sotto forma di mailing list, che sono l’ esatto equivalente digitale delle reti di posta tradizionali, cui è sostituita la forma elettronica dell’e-mail. Affrontano le problematiche e gli interessi più disparati, e sopravvivono ancora molte mailing list che interconnettono persone sensibili a discussioni politiche, sociali, artistiche.

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Il rapporto tra tecnologia e arte (8) – un essere transgenico come opera d’arte: GFP Bunny

Il progresso scientifico tecnologico del XX secolo ha portato conseguenze anche nel campo della biologia e della genetica. A partire dagli anni ’90, il genoma di molti esseri viventi, tra cui anche quello umano, è stato mappato, ed è ora possibile produrre degli animali ibridi mutanti detti transgenici,  che incorporano, cioè, geni appartenenti a differenti specie.
Non poteva non esplorare i nuovi orizzonti materializzati dalla ricerca genetica un bio-artista brasiliano, Eduardo Kac, di cui abbiamo già parlato qui, a proposito dei biotopi.
Eduardo Kac

Nel 2000 nasce Alba, nota anche come GFP Bunny.

Alba, è il nome assegnato da Kac e dalla sua famiglia alla prima coniglietta transgenica fluorescente frutto di un esperimento privo di valore dal punto di vista scientifico ed economico, ma dalle importanti implicazioni artistiche.
Le tecniche usate sono pratica comune da alcuni anni in qualunque laboratorio di genetica. E’ stata creata nel febbraio 2000 presso l’istituto di Ricerca Agronomica francese; nel genoma di Alba sono stati inseriti geni di una medusa  (Aequorea Victoria) la cui proprietà è quella di emettere una luminosità fluorescente nelle profondità degli oceani. E’ albina, ma sotto una lampada di Wood e di notte, diventa fluorescente.
L’opera d’arte, con GFP Bunny di Kac non è più un artefatto, ma un essere vivente in cui il medium e il soggetto coincidono.

E’ interessante riportare la definizione che l’artista stesso dà dell’arte transgenica:

É una forma di arte innovativa basata sull’uso di tecniche di ingegneria genetica per creare esseri viventi unici.
Non c’è l’arte Transgenica senza un impegno consolidato e una responsabilità per la nuova forma di vita cosi creata.
Un impegno etico è esssenziale in qualsiasi opera d’arte.



alba GFP bunny

Il rapporto tra tecnologia e arte (7) – Myron Krueger e i primi esperimenti di realtà artificiale

La fase neotecnologica iniziata con il dopoguerra trova, con la nascita del computer, un nuovo, forte impulso che si rivela come una decisa accelerazione dell’innovazione tecnica: nascono prima l’elettronica portatile, quindi quella integrata. Seguirà, sul finire degli anni ‘60, l’inizio della rivoluzione digitale e quindi l’avvento dei primi computer per uso personale.

In questo periodo si forma una nuova generazione di artisti, attratti dalle possibilità che erano aperte dall’ingresso in scena dei computer. Tra questi, Myron Krueger.

Videoplace, realizzato a partire dal 1975 e successivamente perfezionato in più riprese, è sicuramente lil suo lavoro più significativo.

E’ uno dei primissimi esempi di realtà virtuale, o meglio di realtà artificiale (come lo definiva l’artista) mai realizzati.

In Videoplace il computer aveva controllo sull’interazione tra il partecipante e gli oggetti grafici sullo schermo. Il computer poteva coordinare il movimento di un oggetto con le azioni del partecipante senza considerare necessariamente i limiti della realtà fisica: se la gravità agisce sul corpo fisico, nella realtà artificiale non riesce a controllare o a confinare l’immagine che avrebbe potuto galleggiare se fosse stato necessario. Questa installazione, col tempo, è stata perfezionata e diversi altri effetti sono stati via via aggiunti.

Quando Videoplace viene mostrata oggi i visitatori possono sperimentare ben 25 diversi programmi o schemi di interazione. Il cambiamento da un programma all’altro, di solito, ha luogo quando una nuova persona si muove di fronte alla telecamera.

il re del mondo – Franco Battiato

Strano come il rombo degli aerei
da caccia un tempo,
stonasse con il ritmo delle piante
al sole sui balconi…
e poi silenzio… e poi, lontano
il tuono dei cannoni; a freddo…
e dalle radio dei segnali in codice.
Un giorno in cielo, fuochi di Bengala…
Ia Pace ritornò
ma il Re del Mondo,
ci tiene prigioniero il Cuore.
Nei vestiti bianchi a ruota…
Echi delle Danze Sufi…
Nelle metro giapponesi, oggi,
macchine d’Ossigeno.
Più diventa tutto inutile
e più credi che sia vero
e il giorno della Fine
non ti servirà l’Inglese.
…E sulle Biciclette verso Casa,
la Vita ci sfiorò
ma il Re del Mondo
ci tiene prigioniero il Cuore…

Il rapporto tra tecnologia e arte (6) – Nam June Paik e la nascita della video-arte

Le prime alterazioni del linguaggio televisivo si devono a Nam June Paik, artista coreano che nel 1963 giunge a confondere linguisticamente audio e video tramite una trasmissione televisiva alterata dall’uso di magneti (deformando l’afflusso dei segnali elettronici, l’immagine perviene distorta : il ricevente effettua un controllo attivo e qualitativo sull’evento trasmesso).
Negli stessi anni Vostell, alla Smolin Gallery di New York propone i suoi Dé-coll/age TV, assembramenti di televisori considerati dal punto di vista oggettuale e manomessi in diversi modi, senza pero’ intervenire sulla gestione linguistica.

TV Magnet

TV Magnet

Per questo tipo di operazione occorre infatti gestire in proprio la produzione dell’immagine, e l’occasione e’ offerta dalla messa in vendita, nel 1964, di una telecamera portatile e di un videoregistratore ( portapak): nasce cosi’ la possibilità  di fare televisione in prima persona, al di fuori dei canali governativi e collettivi. All’idea della televisione come oggetto si sostituisce la televisione come linguaggio artistico, così ’ “il tubo catodico rimpiazza la tela”. Attraverso questo nuovo linguaggio si possono comporre, come in pittura, rappresentazioni del reale e figure astratte. Utilizzando i nuovi mezzi di espressione si può  descrivere qualcosa che sta accadendo dinanzi alla telecamera o dentro di essa ( e quindi riflettere sul suo linguaggio in senso autoreferenziale). Il video  e’ perciò  uno strumento particolare, che permette possibilità  inedite di comunicazione.

TV Cello

TV Cello

Cage e Cunningham, in collaborazione con Paik, nel 1965 realizzano “Variations 5”, in cui sono creati campi magnetici collegati a microfoni e telecamere e capaci di creare suoni e immagini se stimolati dalla presenza di un performer.
E’ del 1971 la performance TV Cello, realizzata in collaborazione con la musicista Charlotte Moorman. La violoncellista «suona” dei monitor che trasmettono, distorte dall’azione dei magneti, le immagini autoreferenziali dello stesso happening in corso. La tecnologia elettronica impiegata nelle video-installazioni allarga a dismisura la capacità di incidere e manipolare il video.
La sensibilità estetico-artistica e i linguaggi mediatici -scompaginati e ricostruiti dall’interno- riacquistano quella vitalità, quell’apertura al possibile che hanno ormai perso nella fredda strumentalità comunicativa e funzionale.
Le ricerche di Nam June Paik proseguono sugli elementi costitutivi del linguaggio televisivo, dando vita alla creazione di immagini non-oggettive, nelle quali il soggetto e’ dato dal ritmo, dalla luce e dal colore; la sua ricerca riguarda gli aspetti fenomenologici e psicologici del vedere attraverso il tubo catodico e le possibilità di manipolazione del segnale elettronico puro.

Electronic Highway - 1995

Electronic Highway - 1995

Negli anni ‘70 continua a lavorare con il disturbo e crea installazioni costituite da assemblaggi di televisori, a volte centinaia. La sua poetica ha l’intento di decostruire i miti della cultura e della società dell’immagine.
Si tratta di opere in cui suono elettronico e immagini astratte si intrecciano opere realizzate tramite dispositivi sofisticati come sintetizzatori e coloratori in cui gli automatismi delle macchine generano configurazioni visive diverse e giochi cromatici in combinazioni infinite di forme e colori. In questo genere di produzioni il dispositivo tecnologico è al contempo il soggetto e l’oggetto dell’opera: allo spettatore non resta perciò che abbandonarsi alla psichedelia della plasticità delle deformazioni di figure e colori.
La poetica di Paik è volta disgelare gli inganni della società dei mass-media, proponendo un’introspezione che evidenzia che il fatto avvenuto non è altro che una sequenza d’esperienze personali ed anonime.
Quest’arte sottintende sostanzialmente una reciprocità tra utilizzatore e opera.
L’artista vuole smascherare la finzione del reale, giungendo alla sparizione dell’opera, che diviene dominio dell’utilizzatore, che può decidere di optare per un suo uso “fast-food” oppure un calmo gustare.

American flag - 1985-1996

American flag - 1985-1996

Nell’operare di Paik coabitano le due direzioni della società del consumismo di massa.
L’accento è posto sulla condivisione delle informazioni,  elemento che non può far altro che portare a una coscienza collettiva e una riappropriazione del reale, dopo la sua decostruzione.
La proprietà pubblica dell’informazione, difatti, è il punto focale dell’arte di Paik.
Le sue performance non si sospendono però dinnanzi ai limiti del reale, ma sanno anche spingersi verso una spiritualità composta di elementi prossimi alle filosofie orientali, come spiriti divini che colloca a servizio della propria arte.
La spiritualità cui Paik fa allusione è in fin dei conti una trascendenza innocente, candida e atavica tipica dei luoghi e modi dell’origine culturale in cui è venuto al mondo Paik.
Paik gode al tempo stesso di un intimo legame con la civiltà tecnologicamente avanzata, guardata fatalmente da lui con l’attenzione dell’antropologo e quella benevolenza filantropica derivante dal suo essere orientale.

Il rapporto tra tecnologia e arte (5) – Laposky e la nascita dell’arte “elettronica”

Mentre in Europa nascevano le esperienze spazialiste, in USA un matematico artista avviava le prime sperimentazioni di arte elettronica. Si tratta di Ben Laposky.

Questo precursore della computer art utilizza un oscilloscopio analogico e manipola, grazie alla sua grande abilità nel programmarlo, il fascio di elettroni del tubo catodico al fine di impressionare una pellicola. Le riprese vengono  effettuate con pellicole molto sensibili e con l’ausilio di lenti e filtri colorati.

I suoi lavori sono notevoli, considerando il periodo in cui sono stati generati ed è indubbia la sua influenza in molti artisti moderni che si occupano di computing-art.

La maggior parte delle macchine d’informazione, inclusa la televisione, il telefono, ed il videoregistratore, emettono informazioni che imitano o sono analoghe ad una forma d’onda presente in molti fenomeni naturali.
Così nei sistemi analogici, il dato numerico è rappresentato da analoghe magnitudini fisiche, o segnali elettrici, che producono un’onda continua.

Le immagini di Laposky simboleggiano questa relazione ma il lato nascosto della loro elegante semplicità è l’estrema ingegnosità tecnica nel programmare i sistemi analogici. L’immagine prodotta oggi al computer è creata quasi esclusivamente con macchine digitali che trattano i dati nella forma di cifre binarie distinte offrendo un migliore controllo ed effetti più facili da riprodurre.
Le Oscillons sono state definite creazioni d’arte astratta, le prime ad essere esibite e pubblicate in America e all’estero (contando 216 esibizioni e 160 pubblicazioni a partire dal 1952).

Dice Laposky, parlando dei suoi lavori:

Sono arrivato alla “oscillografic art” attraverso un interesse duraturo nell’arte e nel disegno derivante dalla matematica e dalla fisica. Ho lavorato con il disegno geometrico, le curve algebriche e analitiche e così via. L’oscilloscopio mi sembrò il mezzo con cui ottenere nuove forme artistiche non ottenibili con i mezzi precedenti”.

Sono piuttosto chiari, nelle sue opere, i riferimenti alla pittura astratta e alle ricerche delle avanguardie storiche. Lo stesso Laposky, dichiarando la sua poetica, suggerisce uno stretto collegamento tra i suoi lavori e la musica, in quanto entrambi sono generati da forme d’onda. Potremmo parlare, quindi, di musica “congelata”.

Un’ultima riflessione, su questo singolare artista tecnologico: oggi, per realizzare immagini digitali, con l’aiuto di un computer, bastano una macchina domestica e un programma di grafica; con un pizzico di fantasia e pochi tocchi di mouse, il calcolatore fa’ -quasi- tutto il lavoro, con risultati spesso notevoli, e con pochissimo sforzo.

Laposky, per realizzare queste semplici ma belle immagini, passava molte ore di fronte all’oscilloscopio, e percorreva questa via pionieristica dell’arte più di cinquanta anni fa…

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