
Dio dorme nella pietra
sogna nel fiore
si desta nell’animale
sa di essere desto nell’uomo
[Proverbio asiatico]
Arte contemporanea e poesia sperimentale

Dio dorme nella pietra
sogna nel fiore
si desta nell’animale
sa di essere desto nell’uomo
[Proverbio asiatico]

Sei così lontano
fissando con lo sguardo
della scienza,
questo infinito
riflettersi di specchi,
confonde gli occhi
della mente
Così vicino, guardando
dentro la coscienza,
il nucleo intimo di Luce
si espande
dall’uno al Tutto,
per un istante eterno
placando ogni tensione
La cristallina nota
risuona ovunque,
sempre,
unisce il Sè
con ogni luogo
e tempo
dell’Universo
E sono
scintilla d’Assoluto,
infinitesima parte di Te
che a Te vuole tornare
Le Sacre Sinfonie Del Tempo
Le sento più vicine
le sacre sinfonie del tempo
con una idea:
che siamo esseri immortali
caduti nelle tenebre,
destinati a errare;
nei secoli dei secoli,
fino a completa guarigione.
Guardando l’orizzonte,
un’aria di infinito mi commuove;
anche se a volte,
le insidie di energie lunari,
specialmente al buio
mi fanno vivere nell’apparente inutilità
nella totale confusione.
.. Che siamo angeli caduti
in terra dall’eterno
senza più memoria:
per secoli, per secoli,
fino a completa guarigione.

Il mio cammino
volgendo sguardo indietro
non ha visto che buio,
lunghi anni, disperso
nel peregrinare vuoto
del soddisfare il sé
convulso,
nel combattere nemici
che erano parte
di me stesso, in fondo
E, pochi passi prima
dell’attuale salita
di sassi e rena
su, verso la collina
ho visto il lampo
che ricolma il petto
e, a volte fioca
a volte vivida fiammella
che indica la strada,
tra mille errori,
tra mille pentimenti
e ricadute
Questo viaggio
procede incerto,
come incerta
è la sorte
di ogni anima
in questa
prigione materiale
che ci offusca l’oltre,
da cui ci affrancheremo,
dopo il tramonto,
in quella notte prima
della nuova vita,
tesi all’alba
e all’infinito bianco
della Luce Eterna
Ed ora, se Dio vorrà
farmi vedere sera,
dopo il mio giorno,
che scorre lento, pomeridiano,
a ritrovare ancora dentro,
testimonianza che qualcosa
mi acompagna, che il cuore
non sarà mai sazio
del bene possibile
o dicibile
Che se vogliamo
farci permeare,
se ci lasciamo andare a Lui
avremo anelito
che guida verso l’Assoluto
Apolide

Ho cercato il Signore
tra i poveri, gli ultimi
tra chi soffre
chi è ai margini
oppure è incompreso
l’ho cercato
tra chi piange i suoi cari
tra chi ha perso tutto
nelle terre scosse dal sisma
e un Angelo dai piedi nudi,
sporchi di polvere
e le mani ferite mi ha mostrato
una casa distrutta, il miracolo
di una porta ancora su, in piedi
che conduce verso stanze crollate
in un luogo dimenticato
e sfuggito da tutti
Quando ho aperto la porta
una Luce infinita
mi ha investito, oltre la soglia
del dolore profondo,
di sofferenza
che ferisce
e di oblio della gente
lì ho trovato l’istante infinito
e ho trovato, infine, il Signore

Ho cercato il Signore
nei luoghi dei potenti
su poltrone cha fanno decidere
le sorti del mondo, dietro tavoli
in cui scelgono molti destini
dentro stanze in cui tramano
in tanti, per avere
dominio sugli altri
ed ho visto marionette
del male, poveri
esseri con l’anima
risucchiata dal nulla
e non l’ho trovato, il Signore

Ho cercato il Signore
nelle ville dorate
in atri lucidi e ricchi
in posti felici, su tavole imbandite
in luoghi abbelliti e fastosi
durante cerimonie sontuose
dentro auto potenti
in feste affollate
tra gioielli splendenti
e barche da invidiare
ha frugato il mio sguardo
ed ho visto vuote persone
che rincorrono idoli vuoti
e non l’ho trovato, il Signore

Ho cercato il Signore
tra chi scruta il reale
tra chi prova a indagare
il senso nascosto delle cose
tra chi parla del nulla
che attende la vita, alla fine
del caso che è principio del tutto
tra chi dona fiducia
infinita alla scienza
ed ho visto chi sente
soltanto la materia
non lo spirito, al cuore
e non l’ho trovato, il Signore

Signore, tu che sei
l’Alfa e l’Omega,
tu che sei il continuo
fluire del reale
tu che sei radice,
da cui ogni bolla viene
tu che sei in ogni atomo
di tutto il metaverso
tu che sei unità,
fusione degli opposti
Guidami di nuovo
verso l’unio mystica
verso lo stemperarsi
che a Te riconduce
Portami al samadhi
al suo rapimento
al perfetto equilibrio
di ogni centro di energia
Dammi ancora il satori,
meta di lungo viaggio,
in cui ogni passo toglie
ciò che è inessenziale
Conducimi verso il fana
dopo incessante roteare
il centro resta immobile,
l’anima è assieme al Tutto

Ancora quello slancio
di nuovo un balzo,
incompleto
verso l’Assoluto
Un attimo…
il cuore che si fa di Luce,
e la mente,
resta distinta al Tutto,
non giunge alla fusione
L’anima piange,
orfana,
inchiodata,
crocifissa alla soglia
dell’estasi.
Del quando è oltre il tempo
Del dove, spazio, è ovunque
commenti