Come la pioggia
sotterra involuti palazzi,
involute genti,
il buio poltrisce sulle montagne.
Più diritta la pioggia
che incarna, disseta,
discarna,
più leggera d’un tulipano
la morte.
Arte contemporanea e poesia sperimentale
Come la pioggia
sotterra involuti palazzi,
involute genti,
il buio poltrisce sulle montagne.
Più diritta la pioggia
che incarna, disseta,
discarna,
più leggera d’un tulipano
la morte.
Cadono le foglie
Le chiome degli alberi
I vermigli sembrano afflosciarsi
Cadono
come paure eterne
La mia bocca è un sasso screziato
sembra contrarsi
sembra difendersi
La mia bocca è una rossa pietra piena di rose
ci sono forme arcane
che non saprei distinguere.

Con questo post festeggiamo il traguardo delle 50.000 visite, raggiunto in poco più di dodici mesi. Restate sintonizzati, vi aspettano nuove sorprese e un nuovo contest, di contenuto -ovviamente- poetico. E chi vuole gradire una fetta di torta si accomodi. Ce n’è per tutti…
Apo & Lamia
Hai un ubriacare triste
come quei lampioni,
sformati
sotto il lento ingravidare
della pioggia.
Gocce tetre
e piene di perché.
Hai un ubriacare triste
e sai lucidare la pioggia
con la tua giacca,
le tue scarpe,
il tuo vestito leso,
pieno di frasi che urtano,
delle erotiche paratassi
che hai appena rubato
in quella bettola diurna.
Hai un ubriacare triste
e non sai che fartene dell’erotismo,
e hai le spalle scese
come quei lampioni,
sformati,
sotto il lento ingravidare
della pioggia.
gli amanti
solidi
come una stretta di mano
compatti
come il nodo sulla cravatta
ecco
stanno addentrandosi le tempeste
non vedi che sta per piovere il soffitto
fra poco ci sommergerà
non vedi
le nuche altere della sera
hanno deciso di annientarci
il muro sta crepando
dì
lo vedi
che il muro sta crepando?
Non lo vedo amor mio
non lo vedo
la cornice è ferma
l’intonaco non si è smembrato
Ma come, non lo vedi?
l’intonaco si sta rovinando
i pezzi cadono come magli
Non lo vedo amore mio
non lo vedo
Lamia
Fiume
lento
carico di ascessi
inesorabile
come un mulo
a ingravidare
sono semplici
le mammelle percosse
semplici mammelle che
allattano, allattano
Fiume di fiumi allattanti
cagliate di vita
strette dalle mani
mani rozze
impastate
c’è un oracolo di carne
sul pavimento
sulla terra battuta
sul letto liscio e monacale
sul letto fiume monaco
battello assente
Fiume monaco
fatto di croci assenti
di simboli cessati
di uova
e di mammelle silenziose
apri le finestre
aprile che entrano i vespai
corsieri a ingravidare
uova stese
panieri sbriciolati
e metrica continua
fiume
fiume microbo
ricordo assente
hai mai visto un’upupa sulla spiaggia?

Sono,
donna buio,
frinisco
più di ogni silenzio
sono quel che sono
donna buio
luce materica
avvenenza
donna di Bangkok
donna dalle misere scarpe
tu hai un solo piede
e poche scarpe
donna buio,
io sono l’uscio
con la stessa tenda
non viene ospite
no,
la luna non è ospitale
donna buio
trattienimi,
trattieni
quel sorriso di pietà
sono,
una pietà
in piedi
all’uscio,
senza mani,
senza testa,
senza seggiola,
con un papavero
sulle dita.
Ti guardo,
è un anello
donna buio,
un cerchio bianco
così povero,
è un abbaglio
così povero,
donna di Bangkok.
E’ strano
svegliarsi
con il creato addosso
con i carri e le conche travasate
sulle spalle
e sulla schiena
onnivoro
come il callo del primo uomo
che vuole amare
e non sa come farlo.
L’amore è un dono romantico,
e lì dove nasce
suda come sudano i narcisi,
a te,
che ami
le voci di tutti,
ed i timbri, e gli odori.
i bambini
giocano
con le forme
del nulla
c’è una luce
forse
che scava
dentro di essi
e distingue il singolo
dal tumulto
che sta per avvenire
estingue
tinge i platani
dall’uragano
le pertiche sradicate
il catrame aperto
e dall’attesa,
che non c’è più
(lamia)
…
dei tempi passati
a macinare dati
oppure in fila
paziente
per avere
l’ultimo gioco
tecnologico
il tempo aumenta
il suo gradiente
di crescita
sconvolge le forme
tensioni dinamiche
curvano plastiche la materia
la scienza creerà nuovi (ir)reali
le macchine
entreranno nel corpo
come patch del genoma
poi, la codifica
dei pensieri
esisteranno carceri
quotidiane e pulite
strette e nascoste
come un io
che soffre s1lenzioso
ma se per la m4cchin4 è
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(apolide)
Oroluk
Pohnpei
Kosrae
Sinapsi al metacarpo
All’ora e al fuoco
Nauru*
Ritual inviolato
tralasciato
alle colonne d’Ercole
*(isole della Micronesia)
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