Archivio per la categoria 'greta cipriani'

Contrasti

Come la pioggia

sotterra involuti palazzi,

involute genti,

il buio poltrisce sulle montagne.

Più diritta la pioggia

che incarna, disseta,

discarna,

più leggera d’un tulipano

la  morte.

Cadono

Cadono le foglie

Le chiome degli alberi

I vermigli sembrano afflosciarsi

Cadono

come paure eterne

La mia bocca è un sasso screziato

sembra contrarsi

sembra difendersi

La mia bocca è una rossa pietra piena di rose

ci sono forme arcane

che non saprei distinguere.

Parole, Immagini, gesti a 50.000

Con questo post festeggiamo il traguardo delle 50.000 visite, raggiunto in poco più di dodici mesi. Restate sintonizzati, vi aspettano nuove sorprese e un nuovo contest, di contenuto -ovviamente- poetico. E chi vuole gradire una fetta di torta si accomodi. Ce n’è per tutti…

Apo & Lamia

E(b)brezza

Hai un ubriacare triste
come quei lampioni,
sformati
sotto il lento ingravidare
della pioggia.
Gocce tetre
e piene di perché.

Hai un ubriacare triste
e sai lucidare la pioggia
con la tua giacca,
le tue scarpe,
il tuo vestito leso,
pieno di frasi che urtano,
delle erotiche paratassi
che hai appena rubato
in quella bettola diurna.

Hai un ubriacare triste
e non sai che fartene dell’erotismo,
e hai le spalle scese
come quei lampioni,
sformati,
sotto il lento ingravidare
della pioggia.

Gli amanti, da Magritte

gli amanti
solidi
come una stretta di mano
compatti
come il nodo sulla cravatta
ecco
stanno addentrandosi le tempeste
non vedi che sta per piovere il soffitto
fra poco ci sommergerà
non vedi
le nuche altere della sera
hanno deciso di annientarci
il muro sta crepando

lo vedi
che il muro sta crepando?
Non lo vedo amor mio
non lo vedo
la cornice è ferma
l’intonaco non si è smembrato
Ma come, non lo vedi?
l’intonaco si sta rovinando
i pezzi cadono come magli
Non lo vedo amore mio
non lo vedo

Lamia

Hai mai visto un’upupa sulla spiaggia?

Fiume

lento

carico di ascessi

inesorabile

come un mulo

a ingravidare

sono semplici

le mammelle percosse

semplici mammelle che

allattano, allattano

Fiume di fiumi allattanti

cagliate di vita

strette dalle mani

mani rozze

impastate

c’è un oracolo di carne

sul pavimento

sulla terra battuta

sul letto liscio e monacale

sul letto fiume monaco

battello assente

Fiume monaco

fatto di croci assenti

di simboli cessati

di uova

e di mammelle silenziose

apri le finestre

aprile che entrano i vespai

corsieri a ingravidare

uova stese

panieri sbriciolati

e metrica continua

fiume

fiume microbo

ricordo assente

hai mai visto un’upupa sulla spiaggia?

donna buio

donna buio

Sono,
donna buio,
frinisco
più di ogni silenzio
sono quel che sono
donna buio
luce materica
avvenenza
donna di Bangkok
donna dalle misere scarpe
tu hai un solo piede
e poche scarpe
donna buio,
io sono l’uscio
con la stessa tenda
non viene ospite
no,
la luna non è ospitale
donna buio
trattienimi,
trattieni
quel sorriso di pietà
sono,
una pietà
in piedi
all’uscio,
senza mani,
senza testa,
senza seggiola,
con un papavero
sulle dita.

Ti guardo,
è un anello
donna buio,
un cerchio bianco
così povero,
è un abbaglio
così povero,
donna di Bangkok.

E’ strano

E’ strano

svegliarsi

con il creato addosso

con i carri e le conche travasate

sulle spalle

e sulla schiena

onnivoro

come il callo del primo uomo

che vuole amare

e non sa come farlo.

L’amore è un dono romantico,

e lì dove nasce

suda come sudano i narcisi,

a te,

che ami

le voci di tutti,

ed i timbri, e gli odori.

diapason

i bambini

giocano

con le forme

del nulla

c’è una luce

forse

che scava

dentro di essi

e distingue il singolo

dal tumulto

che sta per avvenire

estingue

tinge i platani

dall’uragano

le pertiche sradicate

il catrame aperto

e dall’attesa,

che non c’è più

(lamia)

dei tempi passati

a macinare dati

oppure in fila

paziente

per avere

l’ultimo gioco

tecnologico

il tempo aumenta

il suo gradiente

di crescita

sconvolge le forme

tensioni dinamiche

curvano plastiche la materia

la scienza creerà nuovi (ir)reali

le macchine

entreranno nel corpo

come patch del genoma

poi, la codifica

dei pensieri

esisteranno carceri

quotidiane e pulite

strette e nascoste

come un io

che soffre s1lenzioso

ma se per la m4cchin4 è

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All’ora e al fuoco

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