Oroluk
Pohnpei
Kosrae
Sinapsi al metacarpo
All’ora e al fuoco
Nauru*
Ritual inviolato
tralasciato
alle colonne d’Ercole
*(isole della Micronesia)
Arte contemporanea e poesia sperimentale
Oroluk
Pohnpei
Kosrae
Sinapsi al metacarpo
All’ora e al fuoco
Nauru*
Ritual inviolato
tralasciato
alle colonne d’Ercole
*(isole della Micronesia)
Sanders non era mai stato così orgoglioso di se stesso: anni di duro lavoro, la direzione di tutto il team, la responsabilità sui medici, sui biologi, sugli psicologi, sui preparatori atletici, sui tecnici era sempre stata tutta per intero sulle sue spalle.
Non erano mancati i momenti difficili, in cui pensava di abbandonare tutto, ma la tenacia e l’ impegno avevano reso, alla fine.
Era giunto il grande giorno: Leonard era pronto, tutti i test prima delle olimpiadi si erano rivelati sbalorditivi: aveva battuto ogni primato: aveva sbriciolato tutte le prestazioni degli atleti precedenti, avrebbe corso velocissimo e vinto per la Son’s Ltd, la multinazionale che rappresentava.
Sanders lo guardava, mentre saliva sul furgoncino che lo avrebbe portato allo stadio olimpico: dalla tuta spiccavano definiti tutti i suoi muscoli perfetti e potenti, il profilo affilato e quasi aerodinamico del del suo viso si stagliava dietro al finestrino, quell’ aria assente e concentrata assieme prima della competizione facevano di lui una macchina perfetta per vincere, che stava andando a correre la sua gara dei centro metri contro un altro campione.
Il responsabile non aveva paura del competitore avversario, dell’ atleta della Taumak, che aveva già corso e vinto i 400 metri, gara alla quale la sua holding non partecipava, in quanto la preparazione di Leonard era stata esclusivamente mirata alla distanza corta: la potenza esplosiva dell’ atleta trovava la sua più felice espressione nei 100 metri, e tutte le statistiche e i complicati raffronti delle due prestazioni garantivano la vittoria.
Sanders volle salutare Leonard negli spogliatoi: mentre i massaggiatori gli scaldavano i muscoli, lo guardò negli occhi, e gli sussurrò: ”pensa solo a vincere.” L’ipertrofico gigante, ormai in vista del corridoio che portava alla pista, rispose con un cenno del capo, e si avviò, scortato da due responsabili tecnici.
Sanders si recò nelle tribune adiacenti alla pista.
Ai blocchi di partenza, l’unica attenzione che Leonard mostrò all’avversario fu un sorriso un po’ nervoso ed aggressivo, poi si posizionò sui blocchi.
Sanders non s’ impressionò, quando, alla partenza, Leonard restò indietro di due-tre metri, ciò era previsto: il meglio di sè, il suo campione, l’ avrebbe dato dopo i cinque secondi, bruciando l’ avversario. E così fu: Leonard recuperò fulmineo il divario, ma, invece di stracciare l’avversario ed andare a vincere, invase la sua corsia, si avventò su di lui, e con un terribile morso gli squarciò il collo: avrebbe continuato divorandolo, se non fossero intervenuti i commissari di gara.
In un attimo sfumò tutto sotto gli occhi di Sanders: sfumò il ricco premio gara, sfumarono gli anni di preparazione e la fiducia riposta nella vittoria e nell’atleta: non aveva pensato a vincere, ma a sbranare l’ avversario.
Disperato Sanders comprese che c’era stato un errore. Probabilmente qualche gene non era stato analizzato a fondo, ed aveva trasmesso all’atleta delle caratteristiche inaspettate: la determinazione a correre, sì, ma per uccidere. Mentre Leonard, immobilizzato a fatica da quattro agenti della sicurezza, veniva scortato attraverso gli spogliatoi fuori dallo stadio, Sanders capì che la sua creatura aveva solo seguito il suo istinto, e quell’ anno, nella competizione di atleti geneticamente modificati, se la Son’s aveva lavorato su geni di ghepardo, la ricerca della Taumak si era di sicuro basata su geni di gazzella.
E’ necessario studiare i grafi sottesi agli eventi
di ordine maggiore. Variabilità estreme, secondo
certi parametri e mescolare umori colmi di essenze digitali
meglio le ghiandole, hanno una seconda vita a corto raggio
ma la poesia non ha odore, non è animale, è un distillare
sublimato di gocce d’io e ognuno esprime il set valoriale
di default, e cerca viralmente di diffonderlo, inseminando
il settore di reale che gli compete di varianze geniche del ceppo
del metalinguaggio. Ricordati di tenere sotto controllo tutte le incognite
e anche le costanti cosmologiche, possono evolvere verso
un’interpolazione ipercartesiana degli eventi base
e invece osservare soglie di rischio, gli eventi di sistema psicosociali
riceveranno delle accelerazioni climatiche, è inevitabile
fà parte delle leggi dell’energia, non se ne può sfuggire
e costruire un’identità credibile, dipingere allo specchio
un discorso etico, non soltanto etologico, ma ricordare
il rumore di fondo delle origini, per non essere cellula neoplastica
dell’organismo, mutante negativo di una nicchia di ecosistema
il modello di consumo incrementale di risorse non ha futuro
appetibile, non sei un punto di riferimento standard, sei deviante
non rispondi a nessuno dei nostri profili-base di acquirenti
non sei conforme, non sei adeguato per ricoprire quella posizione
non segui il ritmo imposto, non pensi quello che vogliono tu pensi
i numeri con dopo molti zeri pesano di più, nel condizionare
essere onirici e mettere la pietra, nel campo pertinente
e lasciare un’effimera traccia di energie positive verso il bilancio
ma tanto non importerà, ritarderà solo un istante l’inizio del ciclo successivo
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Link:
Facile lasciare andare fuori
moti di senso, che non trovi
nei dettagli naturali, o nelle
guglie della trionfante scienza
nelle voci di chi sa
solo chiedere, nella folla
anonima e distratta.
Follia, comoda etichetta
circoscrive recinti per non-uomini
porta d’uscita facile
ma dolorosa, ad esiti.
E raccogliere cocci di sensazioni
distinti dal torpore dominante
e discorsi fatti solo avanti a specchi
d’illudersi, inutile [l'altro fugge, quando hai
poche energie da spendere]
e giorni, e notti a interrogare
l’oracolo interno su quello che parrebbe
avere un senso.
Ma siamo noi, a colorare
i paesaggi stepposi di eccezioni possibili
basta sporgersi dalla conchiglia calcarea
e attentare l’ambiente [esporsi, se arrivano messaggi,
fare brevi approssimazioni, poi attendere ancora]
nuovi gesti sincroni
come paguri spauriti nella danza rituale
reduci da baccanali d’anime

Bolle
fioriscono
di gemme, equinozi
dal ramo genitore
ma ne creano altre
figlie inflattive, momenti nulli
eppure tanto densi
da deflagrare
creando ogni (im)possibile reale
incrociato, sghembo
opposto, divergente
e tutti gli altri
che non-conosciamo
o sappiamo sognare
ai nostri livelli di energia.
ergono
nel
nulla
perfette architetture effimere
con dimensioni competenti
ogni (iper)spazio
plastico
all’entità di massa
e al muro, invalicato
della velocità imposta
all’atto del suo parto
nell’urlo di un fotone
elevato al parossistico
scatto tachionico di-grado
che lo fa germinare
un’altra meta-sfera
un’unità (in)finita e parassita
di gocce pulsanti
vite completamente differenti
a spin
carica del nembo orbitale
elettroforte o debole, gravitazionale.
nuovi vagiti
discreti e ininterrotti
solo un istante eterno
dalla fine del tempo del tempo
di un’altro universo
o di un suo semplice
respiro debole
E spostare lo sguardo
a orizzonte epimorfo
su ciò che è dato vedere
la cometa è la madre
che si fa nuova carne
e di lei la polvere
il ghiaccio
silenziosi custodi
*
Forse
erano sangue e pelle
di un’arca sperduta
al diluvio di fuoco dei tempi
dei tempi senza più orologi pulsanti
dei tempi smarriti e dissolti
smemorati e compressi
nel niente
*
Forse
il calore fossile e latente
e’ Il ricordo di un’ultima guerra
inascoltato monito
diffuso in tutta la bolla
invariante dell’attuale “ora e sempre”
che precede un istante
la fine del presente
e il prossimo ciclo di eterno
contingente
moli di dati
a volte incongruenti
disarmonie di tag incrociati, diffratti, inanellati, precotti
sempre gli stessi
nel flusso ridondante
le seduzioni iconiche
metasemantiche
o metameriche
conduce a distrazioni facili
aberrazioni lapidabili
e liquidabili con click
o filtri IP
Non crederci
non essere un omottero
alza le elitre
crea la tua fase
oltre gli array di bit
e poi se vuoi
consuma e crepa
E’ questo lo scopo
per cui fummo creati
l’alterazione interattiva
(o nanismo congenito)
e proiettivo dell’io
è controproducente
-Riflette specchi simmetrici infiniti, che guardano cio’ che guardi e lo guardano ancora, più piccolo, e sempre-
ad endorfine surrenali
a fiotti solitari
reiterati
non paga il cumulo
degli attimi
-Penelope autoreferenziata non sviluppa esiti organici o membrane, perpetuando l’impronta genica, ma la disperde-
E grandi là-
-branchi del senso
bisogni consociati
incerti etimi concreti
di coppia che
raggruma e volgarizza
non sa-do(lori)
-E là la morte dei seni, l’abito denaro ciclico, che spegne enfasi, ticket delle gonadi, gettone gettato in fori lignei-
(Tom)maso, il clima
è madido
orga-nizzando (i)smi
io meno di flora toccabile
-ver(ti)gine in chiave di sol, frenetica, schiudimi porte nascoste a scanner, rivelando note fasi del tuo creare ritmico-
Anoressiche grida
con intenso vag(ito)
ina(bile), ac-cogliente
e sconosciuto a te
ogni volta
-Perchè non hai corazza, nemmeno gracile, rimandi i tuoi dividendi ad interim, a Idi, alla fine di Brumaio, il resto (h)a voce-
Ma se verrai
non subito
mi scruterai lo scopo
disperse in bit nei server
transitano emozioni
tracce impersonali
recitate a soggetto
da sconosciuti proprietari di identità digitali differenti, ed afferenti informazioni proiettive, gesti elettronici, ormai del quotidiano
Caratteri assemblati
quasi a caso
veicolano ancestrali desideri
repressi ad attimi
sfuggite analisi
del poter essere
del divenire
altro, e poi mutare
ancora meta-pelle
Gioco diffuso, nel vivere di rete la perdita del centro, girovagare sparso nelle storie di chi si affanna a emergere improbabili sovresposizioni
Spasmodica lettura
di ovvietà
concretizza esiti gassosi
alimentando il flusso
ridondante di dati
Entropia estesa a relazioni, che impongono al vissuto contatti epicircuitali, fugaci mescolanze transitorie di pulsioni, scambi di visite virtuali
Stimolazioni elettrodigitali
dei sensi, poco sedimentate
fuggitive e ladre
superficiali
E un’aria umida, di notte proto-autunnale, intrusa di finestra, a sigarette, apre narici, socchiude gli occhi, guida la mano
> pulsante avvio
> chiudi sessione
> spegni il computer
> esci
Walter de Maria nasce nel 1935 a Albany, in California. E’ uno dei maggiori esponenti della land art. L’opera per la quale è maggiormente conosciuto è “Lightning Field” (1971-1977), nel Nuovo Messico. In questa installazione ambientale permanente viene esplorato il rapporto tra il suolo e l’ elettiricità dell’atmosfera. La struttura si compone di 400 pali dell’acciaio inossidabile organizzati in una griglia rettangolare, che copre un terreno di un miglio per un chilometro di lato. I parafulmine attraggono l’elettricità dell’aria, convogliandola al suolo e creando effetti davvero spettacolari. Il “Dia Center for the Arts” ha sovvenzionato questa installazione e continua a manutenerla. E’ ancora possibile visitarla, in qualche notte dal cielo carico di nuvole.



Il materiale fotografico di questa scheda proviene dal sito del Dia Center for the Arts
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