
Il mio cammino
volgendo sguardo indietro
non ha visto che buio,
lunghi anni, disperso
nel peregrinare vuoto
del soddisfare il sé
convulso,
nel combattere nemici
che erano parte
di me stesso, in fondo
E, pochi passi prima
dell’attuale salita
di sassi e rena
su, verso la collina
ho visto il lampo
che ricolma il petto
e, a volte fioca
a volte vivida fiammella
che indica la strada,
tra mille errori,
tra mille pentimenti
e ricadute
Questo viaggio
procede incerto,
come incerta
è la sorte
di ogni anima
in questa
prigione materiale
che ci offusca l’oltre,
da cui ci affrancheremo,
dopo il tramonto,
in quella notte prima
della nuova vita,
tesi all’alba
e all’infinito bianco
della Luce Eterna
Ed ora, se Dio vorrà
farmi vedere sera,
dopo il mio giorno,
che scorre lento, pomeridiano,
a ritrovare ancora dentro,
testimonianza che qualcosa
mi acompagna, che il cuore
non sarà mai sazio
del bene possibile
o dicibile
Che se vogliamo
farci permeare,
se ci lasciamo andare a Lui
avremo anelito
che guida verso l’Assoluto
Apolide
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