Archivio per la categoria 'post-umano'

Marcel Li e il corpo tecnologico

Catalano, performer noto a livello internazionale, Marcel Li Antunez Roca esplora dai primi anni ‘90 le possibilità del corpo “tecnologico”: nei suoi lavori le possibilità del corpo sono a volte amplificate, a volte integrate, a volte negate dall’aggiunta di dispositivi meccanici o biologici, controllati da computer. Ho visto quest’artista l’anno scorso, e ci ha illustrato, prima di un workshop, la sua poetica, che fa collidere discipline diferenti come l’arte e la robotica. Nelle sue opere performative utilizza Bodybots -robots controllati dal corpo- Systematugy -narrazione interattiva- e Dresskeletons -interfacce esoscheletriche. Tra i temi specifici esplorati nelle sue performances: l’uso di materiali biologici nella robotica, come in JoAn, l’uomo di carne (1992), o l’estensione dei movimenti del corpo con dresskeletons, nella performance Afasia (1998). Qui sotto Epizoo, del 1994, in cui attua il controllo interattivo del corpo alieno, tramite un’interfaccia telematica. In questo particolare ambito è uno dei pionieri.

decomposizione costruttiva

decomposizione costruttiva
del cadavere mediale
solo questo
deve portare il gioco
nello scacchiere postumano
alfiere digitale
dell’elisir di commistione
di interfacce software

haiku dell’hacker (pumper)

smettila ora
di pingarti la home
(IP spoofato)

Parole, immagini, gesti a 10,000

Abbiamo superato quota 10.000 visite. Il risultato è stato raggiunto in quattro mesi esatti.

Dalle statistiche di wordpress si può evincere una impennata di visite all’inizio del 2008: siamo vicini alla media di 1500 visite settimanali, ormai. Se il trend delle oltre 1000 visite settimanali verrà mantenuto, potremo festeggiare entro la fine di quest’anno il traguardo dei 50.000 hits…

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Le blog reactions indicate da technorati sono 29; a me ne risultano almeno una decina in più, da altre verifiche, staranno per arrivare… se avete le stesse noie che ho io, con technorati , segnalatelo pure…

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Per quello che riguarda i feeds, feedburner dice che ci siamo stabilizzati, dall’inizio 2008, attorno ai 20 abbonati. Invito i lettori di Parole, immagini gesti a sottoscrivere i nostri feeds e a tenerci d’occhio. Parecchie novità in arrivo, a strettissimo giro, tra cui nuovi autori, nuovi contenuti, nuove iniziative e segnalazioni…

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Festeggeremo questo evento con dei post speciali. Continuate a seguirci, vi aspettano molte altre sorprese…

Contest: Cadavere squisito in rete

Cadavere squisito in rete - contest poeticoParte oggi il primo contest (concorso a premi) di “Parole, immagini, gesti“.

E’ dedicato -ovviamente- alla scrittura creativa, e quindi rivolto a chiunque ami scrivere.
Il riferimento è evidente fin dal titolo: la poesia surrealista.

Si tratta di realizzare un esperimento di scrittura collettiva assemblando assieme i contributi che vorrete inviarci.

In premio sarà estratta una corposa raccolta di classici letterari italiani e stranieri, in formato e-book.

Siete curiosi? Tutti i dettagli e il form per l’invio sono alla pagina “Cadavere squisito in rete – come partecipare al contest…” che trovate qui sopra l’header del blog.

Cliccate, aderite e non ve ne pentirete. Scrivere è soprattutto un gioco…

Apolide & Lamia

unione genetica di dati

solo per vivere
oltre la m e m o r i a
sparuta di questa dimensione
prima del suo collasso
dell’immissione in altra bolla
gettiamo semi di noi nella rete

Sia questa fusione
contaminata di dati
codice genetico
che si perpetui
si replichi, si ramifichi
e si d i f f o n d a
nel gioco metaeffimero

la gara

Sanders non era mai stato così orgoglioso di se stesso: anni di duro lavoro, la direzione di tutto il team, la responsabilità sui medici, sui biologi, sugli psicologi, sui preparatori atletici, sui tecnici era sempre stata tutta per intero sulle sue spalle.
Non erano mancati i momenti difficili, in cui pensava di abbandonare tutto, ma la tenacia e l’ impegno avevano reso, alla fine.
Era giunto il grande giorno: Leonard era pronto, tutti i test prima delle olimpiadi si erano rivelati sbalorditivi: aveva battuto ogni primato: aveva sbriciolato tutte le prestazioni degli atleti precedenti, avrebbe corso velocissimo e vinto per la Son’s Ltd, la multinazionale che rappresentava.
Sanders lo guardava, mentre saliva sul furgoncino che lo avrebbe portato allo stadio olimpico: dalla tuta spiccavano definiti tutti i suoi muscoli perfetti e potenti, il profilo affilato e quasi aerodinamico del del suo viso si stagliava dietro al finestrino, quell’ aria assente e concentrata assieme prima della competizione facevano di lui una macchina perfetta per vincere, che stava andando a correre la sua gara dei centro metri contro un altro campione.
Il responsabile non aveva paura del competitore avversario, dell’ atleta della Taumak, che aveva già corso e vinto i 400 metri, gara alla quale la sua holding non partecipava, in quanto la preparazione di Leonard era stata esclusivamente mirata alla distanza corta: la potenza esplosiva dell’ atleta trovava la sua più felice espressione nei 100 metri, e tutte le statistiche e i complicati raffronti delle due prestazioni garantivano la vittoria.
Sanders volle salutare Leonard negli spogliatoi: mentre i massaggiatori gli scaldavano i muscoli, lo guardò negli occhi, e gli sussurrò: ”pensa solo a vincere.” L’ipertrofico gigante, ormai in vista del corridoio che portava alla pista, rispose con un cenno del capo, e si avviò, scortato da due responsabili tecnici.
Sanders si recò nelle tribune adiacenti alla pista.
Ai blocchi di partenza, l’unica attenzione che Leonard mostrò all’avversario fu un sorriso un po’ nervoso ed aggressivo, poi si posizionò sui blocchi.
Sanders non s’ impressionò, quando, alla partenza, Leonard restò indietro di due-tre metri, ciò era previsto: il meglio di sè, il suo campione, l’ avrebbe dato dopo i cinque secondi, bruciando l’ avversario. E così fu: Leonard recuperò fulmineo il divario, ma, invece di stracciare l’avversario ed andare a vincere, invase la sua corsia, si avventò su di lui, e con un terribile morso gli squarciò il collo: avrebbe continuato divorandolo, se non fossero intervenuti i commissari di gara.
In un attimo sfumò tutto sotto gli occhi di Sanders: sfumò il ricco premio gara, sfumarono gli anni di preparazione e la fiducia riposta nella vittoria e nell’atleta: non aveva pensato a vincere, ma a sbranare l’ avversario.
Disperato Sanders comprese che c’era stato un errore. Probabilmente qualche gene non era stato analizzato a fondo, ed aveva trasmesso all’atleta delle caratteristiche inaspettate: la determinazione a correre, sì, ma per uccidere. Mentre Leonard, immobilizzato a fatica da quattro agenti della sicurezza, veniva scortato attraverso gli spogliatoi fuori dallo stadio, Sanders capì che la sua creatura aveva solo seguito il suo istinto, e quell’ anno, nella competizione di atleti geneticamente modificati, se la Son’s aveva lavorato su geni di ghepardo, la ricerca della Taumak si era di sicuro basata su geni di gazzella.

Il MoMA approda su Second life

L’evento è importante: il MoMA organizza una mostra su Second Life. Presso l’isola di Style Magazine, rivista del Corriere della Sera, il Museo di New York presenta una mostra dal titolo Humble Masterpieces curata da Paola Antonelli, del Dipartimento architettura e design del museo stesso. L’esposizione ripropone, in veste virtuale quella tenutasi nel 2004 negli spazi reali del MoMA sul mondo del design, di un vario e spesso sottovalutato universo del quotidiano. La mostra è online già da qualche giorno.
L’idea fondatrice è che anche un piccolo oggetto può essere rivoluzionario in maniera inversamente proporzionale alle sue dimensioni e gran parte del successo dipende anche dalle caratteristiche estetiche. Gli oggetti esposti fanno parte tutti della vita di ogni giorno ma rappresentano ciascuno una importante invenzione, un tassello, un elemento che ci permette di compiere determinate azioni in modo semplice e diretto.
Oggetti silenziosi, rappresentati in fuori scala, quasi a voler rivendicare la loro importanza di là, nella vita reale.
Come la
penna a sfera, inventata da Laszlo Biro, di cui Marcel Bich ha poi prodotto più di cento miliardi di pezzi, o come la chiusura lampo, (di cui ci ricordiamo solo quando si rompe), oppure la moca Bialetti, che nella sua forma essenziale di alluminio racchiude una funzione altrettanto essenziale. O l’orologio Swatch, che ha fatto la fortuna di Nicolas Hayek, oggi il più grande produttore di orologi al mondo, o il lecca lecca Chupa Chups, il cui involucro è stato disegnato addirittura da Dalì.

Le coordinate, per chi volesse visitare la mostra, sono:

StyleMagazine 124,170,22

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IO.hum 0.3, beta (II)

Il panta rei del flusso di coscienza collettivo
Il grande inganno della conoscenza
i punti fermi delle modellizzazioni matematiche
le consolidate conquiste sociali, delle briciole rimaste
l’ontogenesi che ricapitola la cosmogenesi
delle dissociazioni, prima glucidiche, poi metameriche
lo schematismo riproduttivo associato al nutrirsi
condividono, a tratti
le divisioni sociali, poi etniche, quindi razziali
estendere, senza confini ad n dimensioni
il fine del principio della capitalizzazione di risorse umane
immagini di amicizia scaricate dal web
devono unire riferimenti di origine comune
a testimoniare contingente traccia di sè
la libertà di scegliere quello che è stato già scelto
balza ad occhi distratti da occasioni facili
peluche verdi a seccare differenziali termici
le digressioni ipostatiche originate da scelte prevedibili
le disattenzioni chimiche che frangono il convenzionale
di certe abitudini impresse negli schemi a basso livello
masturbano i neuroni, servono a sedurre
l’arte combinatoria dei possibili eventi
crea diffrazioni frattali di parole
condividere per espandere e contaminare le conoscenze
le migliorie apportabili genicamente all’hardware
le singolarità, le inteferenze, discontinue ad apparire
di non definizioni, quatificabili solo ad anime
i ritmi lenti, il lasciarsi attraversare di dettagli
microrizzonti in empatia col tutto
il feticismo del telecomando del telecomando
l’anglonomia di modelli condivide chiavi
per abbassare il gusto a fattori molto più comuni
le collezioni, tanto per ravvivare un mito spento
il denso secreto delle codifiche linguistiche
interroga gli animi sul darwinismo culturale
attraverso i dissensi di sistema
le cinghie delle trasmissioni televisive
il nostro essere soprattutto software, su memorie labili
democratizzare direttamente
le accumulazioni, prima di tempi cari e restii
la veglia di fronte alla scatola colorata e oppiacea
di ridondanti sessioni, di troppo pochi modelli
il mastello a cui è appesa convincente la bilancia
casualizzando il sistema, bisogna avere un buon generatore
la decostruzuione di tutto ciò che era stato riferimento stabile
la codifica genetica di informazioni, ricordi, schemi mentali
sarà possibile creare e la scienza creò sé stessa, per molto
gli squilli anonimi, esemmeesse tendenziosi, il ping di scambio
chi gioca, oltre ogni limite coi counter
la gestione delle dinamiche di sistemi aggregatori informazione
i dio_di luminosi, spegnendosi, lasceranno un vuoto

Link a:

IO.hum 0.3, beta (III)

IO.hum 0.3, beta (IV)

Eduardo Kac – Specimen of Secrecy about Marvelous Discoveries

Eduardo Kac è nato a Rio de Janeiro nel 1962 e oggi è professore di New Media Art presso The School of The Art Institute of Chicago. E’ il fondatore di quella corrente definita come arte transgenica. Il suo capolavoro indiscusso resta GFP bunny ,di cui parliamo in un altro articolo; è un coniglio modificato geneticamente con geni di medusa, dall’innaturale colore verde fluorescente, creato nel 2000. I suoi lavori sono inseriti in collezioni permanenti al MoMa di New York, a Chicago e al Museum of Modern Art di Rio de Janeiro. L’ultima creazione di Kac è Specimen of Secrecy about Marvelous Discoveries.Si tratta di una serie di “biotopi”, così li definisce l’artista, che hanno visto la luce nel 2006 e sono stati esposti alla Biennale di Singapore. Attualmente, fino all’undici novembre, li si può vedere presso l’ Istituto Valenciano di Arte Moderna (IVAM), a Valencia, in Spagna.

Visti da fuori potrebbero sembrare dei quadri che, però, contengono materia vivente.
Ecco come li descrive l’autore:”I miei “biotopi” sono fatti di terra, acqua, microrganismi e la loro composizione, nel tempo, varia, come quella di ogni coltura cellulare. E all’interno di ogni creazione ci sono trasformazioni periodiche dovute alla riproduzione, ai cambiamenti metabolici e alla migrazione, interna e imprevedibile, dei microrganismi nei diversi punti del quadro”.
L’opera d’arte diventa vivente, e inevitabilmente soggetta alle leggi della vita. Nascita, crescita e scomparsa.

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