Archivio per la categoria 'progetto'

è strano

E’ strano
in fondo è automagico
l’alzare la testa
e vedere in cielo
i corvi del passato
che non dovrebbero esserci
è la diretta conseguenza
di fattori pregressi
[tipo la difformità, l'ovvia unicità
di elementi devianti, l'egocentrismo
ormai fine a sé stesso, vista la soddisfazione
tissutale, l'appagamento endorfinico, la
consolidata posizione sociale, considerati
i precedenti, le attenuanti generiche che
data la moratoria non si rifiutano nemmeno
ai nemici, i modelli di verifica di classe,
le traiettorie tangenti e surreali, il disincanto
dei primi peli bianchi, l'accondiscendenza
del vecchio compagno di merende,
la costatazione che le routine del BIOS
sono bilanciate e funzionali alle prestazioni
del sistema, considerato il peso di 2k
di menti da formare, possibilmente sfruttando
il carisma e l'entusiasmo ancora non del tutto spenti]
si chiede venia, a volte.
lo scarto quadratico medio, infatti
era minimo.
ma alla fine
appare sempre un cigno nero
in mezzo ai cigni bianchi
e non puoi interpolare i dati linearmente

facile lasciare andare fuori

Facile lasciare andare fuori
moti di senso, che non trovi
nei dettagli naturali, o nelle
guglie della trionfante scienza
nelle voci di chi sa
solo chiedere, nella folla
anonima e distratta.

Follia, comoda etichetta
circoscrive recinti per non-uomini
porta d’uscita facile
ma dolorosa, ad esiti.

E raccogliere cocci di sensazioni
distinti dal torpore dominante
e discorsi fatti solo avanti a specchi
d’illudersi, inutile [l'altro fugge, quando hai
poche energie da spendere]
e giorni, e notti a interrogare
l’oracolo interno su quello che parrebbe
avere un senso.

Ma siamo noi, a colorare
i paesaggi stepposi di eccezioni possibili
basta sporgersi dalla conchiglia calcarea
e attentare l’ambiente [esporsi, se arrivano messaggi,
fare brevi approssimazioni, poi attendere ancora]
nuovi gesti sincroni
come paguri spauriti nella danza rituale
reduci da baccanali d’anime

informe azione

No, grazie
non abbiamo bisogno
di altre periferiche di output
del digitale terrestre, che è il fututro
del megaplasma da molti pollicini
finanziato da finanziarie pagate da noi
per trovare la strada di imboccate sistemiche
per dirimere il nodo intricato dei flussi di coscienza indirizzati
ed avere un’auricolare e un video da cui potere soltanto subire
sempre le trite, ritmiche, cadenzate, offuscate distrazioni mediatiche
precotte, architettate ad arte, per intontire le coscienze

Vogliamo nuove inerfacce di comunicazione
per crescere insieme e condividere la condizione digitale
concretizzare il full duplex dell’informe azione
disordinata ma vitale, che stiamo costruendo
per esprimere un parere democratico
e far valere la nostra croce sulla scheda

Gli organismi viventi raggruppati
hanno dinamiche interne autoregolanti
a intelligenza collettiva
lo mostreremo scuotendo
gli sviluppi feticisti
troppo venerandi
avviluppati a chiappe
su comode poltrone

bolle

universo a bolle multiverso bubble universe multiverse

Bolle

fioriscono

di gemme, equinozi

dal ramo genitore

ma ne creano altre

figlie inflattive, momenti nulli

eppure tanto densi

da deflagrare

creando ogni (im)possibile reale

incrociato, sghembo

opposto, divergente

e tutti gli altri

che non-conosciamo

o sappiamo sognare

ai nostri livelli di energia.

ergono

nel

nulla

perfette architetture effimere

con dimensioni competenti

ogni (iper)spazio

plastico

all’entità di massa

e al muro, invalicato

della velocità imposta

all’atto del suo parto

nell’urlo di un fotone

elevato al parossistico

scatto tachionico di-grado

che lo fa germinare

un’altra meta-sfera

un’unità (in)finita e parassita

di gocce pulsanti

vite completamente differenti

a spin

carica del nembo orbitale

elettroforte o debole, gravitazionale.

nuovi vagiti

discreti e ininterrotti

solo un istante eterno

dalla fine del tempo del tempo

di un’altro universo

o di un suo semplice

respiro debole

il disturbare

l’alterazione interattiva
(o nanismo congenito)
e proiettivo dell’io
è controproducente

-Riflette specchi simmetrici infiniti, che guardano cio’ che guardi e lo guardano ancora, più piccolo, e sempre-

ad endorfine surrenali
a fiotti solitari
reiterati
non paga il cumulo
degli attimi

-Penelope autoreferenziata non sviluppa esiti organici o membrane, perpetuando l’impronta genica, ma la disperde-

E grandi là-
-branchi del senso
bisogni consociati
incerti etimi concreti
di coppia che
raggruma e volgarizza
non sa-do(lori)

-E là la morte dei seni, l’abito denaro ciclico, che spegne enfasi, ticket delle gonadi, gettone gettato in fori lignei-

(Tom)maso, il clima
è madido
orga-nizzando (i)smi
io meno di flora toccabile

-ver(ti)gine in chiave di sol, frenetica, schiudimi porte nascoste a scanner, rivelando note fasi del tuo creare ritmico-

Anoressiche grida
con intenso vag(ito)
ina(bile), ac-cogliente
e sconosciuto a te
ogni volta

-Perchè non hai corazza, nemmeno gracile, rimandi i tuoi dividendi ad interim, a Idi, alla fine di Brumaio, il resto (h)a voce-

Ma se verrai
non subito
mi scruterai lo scopo

labili righe di testo

disperse in bit nei server
transitano emozioni
tracce impersonali
recitate a soggetto

da sconosciuti proprietari di identità digitali differenti, ed afferenti informazioni proiettive, gesti elettronici, ormai del quotidiano

Caratteri assemblati
quasi a caso
veicolano ancestrali desideri
repressi ad attimi
sfuggite analisi
del poter essere
del divenire
altro, e poi mutare
ancora meta-pelle

Gioco diffuso, nel vivere di rete la perdita del centro, girovagare sparso nelle storie di chi si affanna a emergere improbabili sovresposizioni

Spasmodica lettura
di ovvietà
concretizza esiti gassosi
alimentando il flusso
ridondante di dati

Entropia estesa a relazioni, che impongono al vissuto contatti epicircuitali, fugaci mescolanze transitorie di pulsioni, scambi di visite virtuali

Stimolazioni elettrodigitali
dei sensi, poco sedimentate
fuggitive e ladre
superficiali

E un’aria umida, di notte proto-autunnale, intrusa di finestra, a sigarette, apre narici, socchiude gli occhi, guida la mano

> pulsante avvio
> chiudi sessione
> spegni il computer
> esci

telematica-mente

no signor Amministratore
non è stata colpa mia
se ho caricato
la memoria video
all’offset principale

un troiano era attivo
il controller di rete craccato

(la memoria di massa
forse lascerà un solco
ma l’Everest è polvere
sulla troposfera)

le dicevo
ho da poco premuto
lo switch power ON
non ho ancora iniziato
il bootstrap
ed appena ultimato
la sequenza del BIOS

c:\> Fine test di sistema_

se piove

gocce di pioggia

Se piove
non ci sarà altra
goccia
a
cadermi
adesso
sul capo
che porterà memoria
del pensiero per te

ogni giorno
non
è mai
gioco pari
per gli occhi
della nuova mattina

il vento piega ogni volta in modo diverso
i rami del vecchio ciliegio che sente
più pesante il dovere
ogni marzo

- se non piove molto, i miei cani giocano fuori e sono felici perchè mangiano, vivono e non possono chiedersi questo -

- dopo la pioggia, i bambini, con i loro stivali di fuoco e i cappucci di cielo, sanno trovare l’infinito, in un sasso nell’acqua, e lo guardano attenti diffondere la luce del Sole -

vettori post-umani

metropolis robot

Vettori post-umani
entrano sottopelle
come virus di rete
a fascinare menti
connesse e tecnologiche.
Avranno esiti difformi
neoteniche involuzioni
biominerali
traguardo prossimo dei giochi
di chi schiaccia i bottoni
macchinisti e macchinati.
Stabili interfacce
nervano nodi
e intrecciano rapporti
virtuali a rizomi
di silicio e sangue
mescole nuove
del nostro tempo veloce
di flussi telematici.
Inviluppata specie
a rotte sparse
vagisce
nuove essenze collettive
riunite in grafi arborescenti
neurali
a-tolemaici
e gemma vite condivise
effimere al controllo globale
delle memorie di massa.
-E noi-
in fondo a noi distanti
da noi stessi
diffusi
all’incorporeo tutto
terminale

sottopassaggio della metro

sottopassaggio della metro

Labili impronte

di passi perduti

ombre, distratte

Sole nascosto

Lenti, cappelli e giornali

sfuggono agli occhi

baci di coppie: Ti amo…

-non so più dirlo-

scenario muto, quel luogo

-Memore, taci-

mentre cammini, i tuoi giorni

casuali incontri

tracciano

vite sfiorate un istante

-Scippi un sorriso-

scosti lo sguardo -le sette-

muovi poi il capo

mentre risali

porti un omaggio ai fantasmi

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