Archivio per la categoria 'ricordi'

il tempo, cambia

le ali del tempo

Il tempo, cambia
lento,
il senso delle cose
le altera impercettibile,
ma non ritorna indietro

Le sfuma, le smussa
come sassi di fiume
che sfregando tra loro
si modellano a vicenda

Le sfoca, le spegne
come occhi anziani
che non sanno più vedere,
che sono ormai socchiusi
nello sforzo

Il tempo, alla fine
ci lascia ricordare
solo
il bello di ogni
contatto,
di ciascun vissuto,
ci lascia quel sorriso
malinconico, al volto

Cuore che non batte
è immobile
al di là del tempo,
è già
nell’oltre indefinito,
nella memoria

solo, nella stanza, il mondo dorme

solo, nella stanza
il mondo dorme
devo vivere intenso
questo momento
sciolgo subito
le briglie
alla mia fantasia
corro all’impazzata
i prati del pensiero

Sono già puro spirito
mi stacco dal corpo
sono tutti e nessuno
ovunque
e in nessun luogo
ed aleggio nel Cosmo
milioni di anni luce
raggiungendo
in un lampo
ogni tempo
ogni posto
mai pensato o vissuto
da chi pensi o chi viva

Ora abbraccio
in un sol colpo
d’occhio
la grandezza
di tutto lo Spazio

Nella massa infinita
di corpi
un granello di sabbia
un pianeta azzurro
di mare
e nell’acqua
una lingua di terra
nella terra
dei punti di luce
in un piccolo
punto splendente
tante case
una casa
una stanza

Solo, nel letto,
io dormo

è strano

E’ strano
in fondo è automagico
l’alzare la testa
e vedere in cielo
i corvi del passato
che non dovrebbero esserci
è la diretta conseguenza
di fattori pregressi
[tipo la difformità, l'ovvia unicità
di elementi devianti, l'egocentrismo
ormai fine a sé stesso, vista la soddisfazione
tissutale, l'appagamento endorfinico, la
consolidata posizione sociale, considerati
i precedenti, le attenuanti generiche che
data la moratoria non si rifiutano nemmeno
ai nemici, i modelli di verifica di classe,
le traiettorie tangenti e surreali, il disincanto
dei primi peli bianchi, l'accondiscendenza
del vecchio compagno di merende,
la costatazione che le routine del BIOS
sono bilanciate e funzionali alle prestazioni
del sistema, considerato il peso di 2k
di menti da formare, possibilmente sfruttando
il carisma e l'entusiasmo ancora non del tutto spenti]
si chiede venia, a volte.
lo scarto quadratico medio, infatti
era minimo.
ma alla fine
appare sempre un cigno nero
in mezzo ai cigni bianchi
e non puoi interpolare i dati linearmente

è senza luce il tardo cielo

-Silenzioso-
l’aria immota e gravida
bagna palpebre

Sfoglio il ricordo colorato
del giorno appena sepolto
a riveggiare azzurre
eco di mare
e le nostre aure
con-fuse

notte di margine

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Notte di margine
trascina i suoi bilanci assenti, bolla di schiuma fragile.

Svela la sua tensione su un piano inclinato, troppo ripido per aderire
ad equilibri sfrangiati, soli ai bordi del sé o dell’io.

Sente il distacco, sferica, sfugge nell’aria la sua vita ad interim
a dipanare istanti inquieti, ricchi di piogge d’occhi spenti
a inumidire, zitta un distacco incerto dal reale che scolora iridi
lente e in controluce.

Vola sonni consunti, toni di mare indaco alla memoria.

Silenziosa, dilata un gemito al disvelare, sotto a un cielo pece
prospettive chiuse, troppo solitarie.

Trascina gocce ai colori ricorrenti e amari, buio di stelle lontane,
figlie pazienti su toni azzurri e madidi,
mentre gioisce attimi rincorsi a lenirsi, piano piaghe dell’anima

A sposare tavolozze poco sature, tele fredde, latenze del sentire anime affini
assonanti a gesti, vicine a giorni dispersi tra contatti dermici.

Lascia a tratti altalenati scie colorate e perde forza.
Serica, scivola spinta da un vento lontano, illude un saltellare relazioni labili e surrogate.

Nascosta in un roseto d’anima, depriva dal consueto rincorrere emozioni,
troppo facili, scontate a un piccolo gioire.
Rischia un acume, e un giovane dolore.

sottopassaggio della metro

sottopassaggio della metro

Labili impronte

di passi perduti

ombre, distratte

Sole nascosto

Lenti, cappelli e giornali

sfuggono agli occhi

baci di coppie: Ti amo…

-non so più dirlo-

scenario muto, quel luogo

-Memore, taci-

mentre cammini, i tuoi giorni

casuali incontri

tracciano

vite sfiorate un istante

-Scippi un sorriso-

scosti lo sguardo -le sette-

muovi poi il capo

mentre risali

porti un omaggio ai fantasmi

Wim, il “Cielo”, il sogno

damien.jpg

- Noi, a noi assenti e un film d’autore -

Morbida la mano sulla nuca

che cerca

e poi ritrae strane curve

a verifiche armoniche smorzate

in bianco e nero di emozioni

senza succo apparente

Postdammer Platz si specchia nello stagno, mesta e solenne. Angeli e demoni bevono birra assieme, Berlino guarda le sue ferite.

Sapere quel perché

che fora il tempo

lo violenta

lasciando sola un’eco

lasciarsi attraversare

zitto

in Apatheia

flussi di sensazioni

leggere ciò che dice

l’aura

- Un letto molle, la testa in grembo -

E’ latte al seno

per la tua bocca asciutta

adesso

ad un confine sfrangiato

di un contatto frammentario

ai sensi ed ai dissensi

voluttuari

mescola piano un bilancio

colloidale

temporaneo e labile

La trapezista si avvolge, lascia il Cielo e le stelle dipinte sul tendone, nel gioco della vita si spegne piano, al tocco con la Terra.

In questo pensarsi

e non sentirsi mai

del tutto

o soprattutto

l’uno dentro l’altra

o insieme

in equilibrio mai afferrato

sospeso a tempo spezzato

e a compromessi dismessi

gli ottanta sono già lontani

privati e disparati

rinchiusi dentro un video

liquido e metafisico

- Il sogno -

Sei un angelo cacciato

le pieghe oniriche

di quelle labbra

vedi incurvare

i suoi annoiati

capricci di velluto

i “se” sconnessi

ad un sentire d’epidermide

e guardi solo un attimo

le tue ali molli di cera

buone ad un tuffo cinematico

da pochi fotogrammi

ma non sei più fante di fiori

dagli orli sdruciti

sorridi al vuoto

ora

Quando il bambino era bambino, gli bastava tendere la mano, per sentire il calore di una mano. E non chiedeva mai il permesso, prima di farlo

Ineluttabile

terrore d’Empatheia

quel marmo è plastico

solo nell’attimo

in cui lo vuoi

vedere in moto

poi muta in rami

e tu ritorni Sole.

serata jazz con lei

la luce bruna

sottesa a vibrazioni

ritaglia netta un blu gezzato

frammento di sequenze

fibrilla istanti condivisi

Il lampadario molle ondeggia

oppure è lo spumante

filtro segreto

o forse è il solito pretesto

e questa sera

macchiata da stelle di Matisse

seduce, solitari

noi

mescolati al tutto

a noi diversi

e disparati a mani

sommesse ma impazienti

- Un bacio a tradimento

Baia di Hvar

deadtreessea_.jpg

Rocce di sale

vecchie custodi annegate

acqua turchese

Un cielo bianco

protegge folle

alberi curvi

conflitti al tempo

Iride brilla

ricorda il gioco

cattura macchie diffuse

lento fluire

A volte

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A volte

siamo ciò

che non vorremmo

il tempo muta

prima di noi

lasciandoci

alle mani

frammenti affilati

di quello che eravamo

-specchi dell’insonnia-

a noi nascosti

di anni

senza colori

e irraggiungibili

alla memoria


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