Archivio per la categoria 'spazio'

strade

paul klee strade principali e strade secondarie

A volte
le vie che percorriamo nella vita
sono nodi intrecciati come amanti,
a volte sfuggono,
come foglie divise dal vento…

Non lasciare mai
una strada senza arrivare in fondo,
ti potrebbe condurre a una radura
a calmo verde, a pace,
a giorni pieni ed infiniti

Mia allodola tremante,
mio cucciolo arruffato
sono a metà tragitto…

Nella prova

anelito del cuore cammino sole luce tramonto oltre

Non dobbiamo temere
la prova,
il sentirci soli,
o tristi
oppure abbandonati…

Il Signore c’è sempre
è accanto a noi
in tutti i giorni
ed ogni tanto posa
la mano
sul nostro capo

Sono questi, gli spiragli
in cui possiamo
dare un senso
al nostro essere
terrene, fragili schegge
d’Infinito, che a Lui
vorrebbero tornare

Offrendo a Lui
i nostri timori,
la nostra solitudine,
le sofferenze,
possiamo aprire un varco
verso il Cielo
possiamo vivere
un piccolo istante di Assoluto

cos’è il tempo – 2

tempo time temp

riuscire a stillare
ogni goccia, del succo del mondo
il suo essere sempre diversa
ed unica gemma

avvertire quel flusso
che pulsa nel cuore
che sa fare forti, le mani
sicuro, lo sguardo
deciso, ogni gesto

sentire passare, alle dita
il momento presente
la gioia infinita del qui
e dell’adesso

ci rende padroni del tempo
ed ogni più piccolo istante
di cui sapremo cogliere il gusto
e l’intimo senso,
ci renderà vivi
ci donerà luce nel petto
sarà fondamento su cui costruiremo
il nostro futuro

cos’è il tempo – 1

oltre

Cos’è il tempo
se non
un rosario che scorre
veloce e inatteso
e noi, a pregare
un attimo ancora
un istante
prima del valico
prima dell’oltre sconosciuto
ma questo veloce istante
dell’essere qui, ora
voglio assaporare
con te, cerbiatta
e stillarne ogni goccia
in attesa dell’oltre
in cui infine
ci potremo riunire

amore – 4

mare

Il sentirsi,
al di là di noi stessi,
tutti in uno, stemperati
nell’esistere assieme,
nel sentirci uomini,
mondo, galassia, universo,
nell’essere ognuno
riflesso infinito
del principio primo
scintille d’assoluto,
a cui torneremo

amore – 2

amare

la bellezza
è donarsi
in ogni gesto
nel fare felice
chi amo
chi fa parte di me,
ed io di lei
di mio fratello,
di mia madre,
della mia compagna,
di chi percorre
con me questo
pezzo di strada

IO.hum 0.1, beta (I)

Standby di neuroni e sinapsi
limine di sensi assopiti
[postumi del sogno incompiuto, frattura dell'io che ora è presente, ma oggetto e non più soggetto dell'ambito che riesce a creare]
dischiudere gli occhi
percepire l’intorno
alzarsi dal letto
aprire finestre
[su piccolo cluster di mondo]
[la luce che causa emicrania, ricorda una stasi etilica pregressa di ieri]
guardare il tempo del giorno
se il cielo è sereno
se piove
fa freddo
[decidere pelle da mettere addosso, pianificare sintonie necessarie dell'habitat]
infilare infradito
[uno sguardo all'ora, le sette e un quarto, è poco il tempo rimasto]
passi verso la cucina
fare un caffè
[sta finendo, è da ricomprare]
fiamma azzurra sotto alluminio
raggiungere il bagno
guardarsi allo specchio
[un giorno di più, un nuovo giorno, un giorno di meno]
[la barba è da fare]
[rasoio scarifica traccia rossastra sul viso]
[la maschera è ancora quasi perfetta, decàde di pieghe soltanto sopra gli zigomi, ma ci sono occhiali]
immettere zuccheri e amidi
in quantità moderate
e liquidi blandi eccitanti
[non troppo chiari o roventi]
[sentire surreni, lievi endorfine, dietro la schiena]
lavarsi la bocca
[pasta aromatica, da mordere frutta, che causa sorrisi]
Indossare costume di scena
[ripassando la parte, mente locale sui ruoli dei dominanti e dei sottoposti, dei pari, di eventuali prede]
controllare gli oggetti
[che identificano, definiscono e circoscrivono realtà conformi e standard, numerizzano e tracciano, ma comunicano e ricevono imput, e ti fanno esistere]
andare in garage
accendere l’auto
uscire

____________________________________

* E’ il testo di un’installazione che sarà recitato in parte da un computer con sintetizzatore vocale, in parte [i versi tra quadre] da una voce umana registrata, e sarà accompagnato da un soundscape della cui realizzazione si occuperà il mio amico e collega Ercole Coruzzi. *

Link a:

IO.hum 0.1, beta (I) (questo post)

IO.hum 0.3, beta (II)

IO.hum 0.3, beta (III)

Yayoi Kusama

kusama -

Raccolgo, in questa scheda, materiale su Yayoi Kusama, la maggiore artista giaponese vivente, secondo molti critici. E’ stata recentemente presente, (fino a Gennaio 2007) alla galleria civica d’arte moderna – palazzo Santa Margherita di Modena. Dal sito del comune di Modena, le sue note biografiche:

“Persa dentro a un puntino e moltiplicata da muri di specchi: è così che vediamo Yayoi Kusama, la più importante artista giapponese vivente. Il fatto è che a Tokyo, negli anni cinquanta, era difficile essere una ragazza con desideri di originalità e indipendenza. Sostenuta da un narcisismo divertito ma devastata da una sensibilità ossessionata, spinta dal desiderio di porsi allo stesso livello dei maschi, aiutata dal suo talento multiforme, Yayoi Kusama se ne andò negli Stati Uniti dove visse tra il 1957 e il 1973. Inserita nel fermento artistico di New York, non si sottrasse ad happening per la pace in Vietnam e soprattutto per l’autonomia femminile.
Malgrado abbia girato film, redatto riviste e partecipato ad attività sperimentali di ogni tipo, il suo lavoro è ampiamente riconoscibile per l’utilizzo di pallini, reticoli, specchi e tutto ciò che mette in crisi la percezione, comunicando il suo disagio con opere che generano da una parte un vissuto giocoso, dall’altra una perdita dell’orientamento. La sua poetica si è comunque incrociata con quella di molti protagonisti del nostro tempo: ricordiamo le collaborazioni col musicista Peter Gabriel, con il fotografo Nobuyoshi Araki, con lo stilista Issey Miyake.
Dopo la vasta notorietà raggiunta grazie a mostre tenute nei maggiori musei del mondo, in Italia l’hanno resa particolarmente nota le sue partecipazioni alla Biennale di Venezia, nel 1966 e nel 1993, quando fu scelta come rappresentante per la propria nazione d’origine: la ragazzina ribelle aveva vinto, anche se forse a prezzo del proprio stesso equilibrio.”

kusama - narcissus garden
Le pareti delle sue installazioni sono quasi sempre coperte di specchi, che servono a riflettere e confondere il fruitore. Il tema della percezione, della sua alterazione è particolarmente caro all’artista. Come in “Narcissus Garden” (Biennale di Venezia, 1966) . Realizzato con circa 1500 sfere riflettenti di plastica colore argento, che l’artista vendeva agli spettatori a 2 dollari l’una.

yayoi kusama
Il pavimento accumula oggetti falliformi e punteggiati, in “Infinity Mirror Room – Phalli’s Field” (1965). L’artista ama essere ritratta nelle sue installazioni, vestita di abiti monocromi o essi stessi punteggiati, quasi un voler dissolvere l’io in queste labirintiche ambientazioni, immagine della propria inquietitudine psicologica. Al suo ritorno a Tokio alla fine degli anni ‘70, è stata istituzionalizzata all’ospedale di Seiwa a Tokyo per problemi psichici. Lì è vive ed ha un studio nell’ospedale, dove continua a produrre arte. Questo il link al suo sito.

 

 

Boccioni vs. Gehry. La curvatura dello spazio architettonico

Boccioni
Sviluppo di una bottiglia nello spazio (1913)
sviluppo di una bottiglia nello spazio

E’ un’opera fondamentale di Boccioni: tanto straordinaria, da aver spinto il grande architetto Frank O. Gehry a trarne ispirazione, per sua stessa ammissione, nel progettare il Guggenheim Museum di Bilbao.
La scultura mostra una forma aerodinamica che fonde il movimento dell’oggetto con l’aria, dando vita a una sorta di forma avvitata su se stessa.

Frank O. Gehry
Museo Guggenheim (1996)
Bilbao

gehry bilbao

Il percorso creativo di Gehry è interessante. Le forme che disegna sono frutto di una genesi stilistica iniziata negli anni ‘70-’80, quando realizzò delle modifiche alla propria abitazione. Invariante delle sue concezioni è la deformazione del linguaggio architettonico costituitosi con lInternational Style, di memoria razionalista. Le algide forme del Movimento Moderno maturo vengono violentate attraverso la loro deformazione, decostruzione. Decostruttivismo è infatti il nome della nuova accademia.

Forse è troppo facile impostare l’equazione rinascimento sta a barocco come movimento moderno sta a decostruttivismo, anche se ci sono delle analogie: la messa in crisi di un linguaggio si misura dalle eccezioni introdotte nel suo consolidato repertorio. La base teorica del decostruttivismo vuole rifondare il modo di fare architettura, ma si è già costituita in forma sistematica, con scritti teorici, un repertorio formale comune di riferimento, gli architetti che lo interpretano. Il procedimento compositivo volge dall’erosione e dissoluzione delle forme, attuato sempre a partire da un plastico di studio, poi trasposto con l’aiuto di potenti CAD 3D in disegni.

Appunti su Dalì: dissoluzione onirica dello spazio-tempo

Il Surrealismo, come movimento artistico, nacque nel 1924. Teorico del gruppo fu soprattutto lo scrittore André Breton. Fu egli, nel 1924, a redigere il Manifesto del Surrealismo. Egli mosse da Freud, per chiedersi come mai sul sogno, che rappresenta molta dell’attività di pensiero dell’uomo, visto che trascorriamo buona parte della nostra vita a dormire, ci si sia interessati così poco. Secondo Breton, bisogna cercare il modo di giungere ad una realtà superiore (appunto una surrealtà), in cui conciliare i due momenti fondamentali del pensiero umano: quello della veglia e quello del sogno.

Salvador Dalì

La persistenza della memoria (1931)

La persistenza della memoria

Salador Dalì

Orologio molle al tempo della prima esplosione (1930)

orologio molle al tempo della prima esplosione

Dalì dipinge nella prima opera tre orologi che si liquefanno: uno è sospeso ad un albero, per ricordare che la durata di un evento può essere dilatata nella memoria; un altro, con una mosca su di sé, suggerisce che l’oggetto della memoria è una qualche specie di carogna, che imputridisce nella stessa maniera in cui si liquefa; il terzo orologio deformato si avvolge a spirale intorno a un’ibrida forma embrionale – simbolo del modo in cui la vita distorce la forma geometrica e la forma matematica del tempo meccanico. L’unico orologio non liquefatto è coperto da formiche, che sembrano divorarlo mentre esso divora il tempo delle nostre vite.

Nella seconda tela è rappresentata una forte esplosione che frantuma l’orologio: è inizio e fine dell’umanità, dello spazio, del tempo, il cosiddetto Big Bang.

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