Archivio per la categoria 'video'

Laurie Anderson – O Superman

O Superman. O judge. O Mom and Dad. Mom and Dad.
O Superman. O judge. O Mom and Dad. Mom and Dad.
Hi. I’m not home right now. But if you want to leave a
message, just start talking at the sound of the tone.
Hello? This is your Mother. Are you there? Are you
coming home?
Hello? Is anybody home? Well, you don’t know me,
but I know you.
And I’ve got a message to give to you.
Here come the planes.
So you better get ready. Ready to go. You can come
as you are, but pay as you go. Pay as you go.

And I said: OK. Who is this really? And the voice said:
This is the hand, the hand that takes. This is the
hand, the hand that takes.
This is the hand, the hand that takes.
Here come the planes.
They’re American planes. Made in America.
Smoking or non-smoking?
And the voice said: Neither snow nor rain nor gloom
of night shall stay these couriers from the swift
completion of their appointed rounds.

‘Cause when love is gone, there’s always justice.
And when justice is gone, there’s always force.
And when force is gone, there’s always Mom. Hi Mom!

So hold me, Mom, in your long arms. So hold me,
Mom, in your long arms.
In your automatic arms. Your electronic arms.
In your arms.
So hold me, Mom, in your long arms.
Your petrochemical arms. Your military arms.
In your electronic arms.

Le sacre sinfonie del tempo – Franco Battiato

Le Sacre Sinfonie Del Tempo

Le sento più vicine
le sacre sinfonie del tempo
con una idea:
che siamo esseri immortali
caduti nelle tenebre,
destinati a errare;
nei secoli dei secoli,
fino a completa guarigione.

Guardando l’orizzonte,
un’aria di infinito mi commuove;
anche se a volte,
le insidie di energie lunari,
specialmente al buio
mi fanno vivere nell’apparente inutilità
nella totale confusione.

.. Che siamo angeli caduti
in terra dall’eterno
senza più memoria:
per secoli, per secoli,
fino a completa guarigione.

Philippe Bestion – L’émotion des baleines – appel à la paix (canto di balene)

Rilassante, spirituale, la musica di Bestion…

Poema 20, Pablo Neruda

In lingua, è così struggente e stupenda…

Poema 20

Puedo escribir los versos más tristes esta noche.
Escribir, por ejemplo: «La noche está estrellada,
y tiritan, azules, los astros, a lo lejos».
El viento de la noche gira en el cielo y canta.
Puedo escribir los versos más tristes esta noche.
Yo la quise, y a veces ella también me quiso.
En las noches como ésta la tuve entre mis brazos.
La besé tantas veces bajo el cielo infinito.
Ella me quiso, a veces yo también la quería.
Cómo no haber amado sus grandes ojos fijos.
Puedo escribir los versos más tristes esta noche.
Pensar que no la tengo. Sentir que la he perdido.
Oír la noche inmensa, más inmensa sin ella.
Y el verso cae al alma como al pasto el rocío.
Qué importa que mi amor no pudiera guardarla.
La noche está estrellada y ella no está conmigo.
Eso es todo. A lo lejos alguien canta. A lo lejos.
Mi alma no se contenta con haberla perdido.
Como para acercarla mi mirada la busca.
Mi corazón la busca, y ella no está conmigo.
La misma noche que hace blanquear los mismos árboles.
Nosotros, los de entonces, ya no somos los mismos.
Ya no la quiero, es cierto, pero cuánto la quise.
Mi voz buscaba el viento para tocar su oído.
De otro. Será de otro. Como antes de mis besos.
Su voz, su cuerpo claro. Sus ojos infinitos.
Ya no la quiero, es cierto, pero tal vez la quiero.
Es tan corto el amor, y es tan largo el olvido.
Porque en noches como ésta la tuve entre mis brazos,
Mi alma no se contenta con haberla perdido.
Aunque éste sea el último dolor que ella me causa,
y éstos sean los últimos versos que yo le escribo.

Poema 20

Posso scrivere i versi più tristi questa notte
Scrivere, ad esempio : La notte è stellata,
e tremolano, azzurri, gli astri in lontananza.
Il vento della notte gira nel cielo e canta.
Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Io l’amai , e a volte anche lei mi amò .
Nelle notti come questa la tenni tra le mie braccia.
La baciai tante volte sotto il cielo infinito.
Lei mi amò, a volte anch’io l’amavo.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.
Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Pensare che non l’ho.
Sentire che l’ho perduta.
Udire la notte immensa, più immensa senza lei.
E il verso cade sull’anima come sull’erba in rugiada.
Che importa che il mio amore non potesse conservarla.
La notte è stellata e lei non è con me.
E’ tutto.
In lontananza qualcuno canta.
In lontananza.
La mia anima non si rassegna ad averla perduta.
Come per avvicinarla il mio sguardo la cerca.
Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.
La stessa notte che fa biancheggiare gli stessi alberi.
Noi quelli di allora, più non siamo gli stessi.
Più non l’amo, è certo, ma quanto l’amai.
La mia voce cercava il vento per toccare il suo udito.
D’altro.
Sarà d’altro.
Come prima dei suoi baci.
La sua voce, il suo corpo chiaro .
I suoi occhi infiniti.
Più non l’amo, è certo, ma forse l’amo .
E’ così breve l’amore, ed è sì lungo l’oblio.
Perché in notti come questa la tenni tra le mie braccia,
la mia anima non si rassegna ad averla perduta.
Benché questo sia l’ultimo dolore che lei mi causa
e questi siano gli ultimi versi che io le scrivo.

Il rapporto tra tecnologia e arte (10) – Wissengewächs – un’installazione di Laurent Mignonneau e Christa Sommerer

Dopo aver stupito il mondo della scienza e dell’arte nel 1992 con il progetto “Interactive plant growing“,  Laurent Mignonneau e Christa Sommerer (francese lui, austriaca lei), bissano e realizzano Wissengewächs, una facciata interattiva con 16 schermi che reagisce ai movimenti dei fruitori generando realtà virtuali vegetali.

Questa installazione è stata progettata da Mignonneau e Sommerer per la Città della Scienza a Braunschweig, Germania nel 2007. E’ ospitata nella piazza del duomo della città, all’interno di una biblioteca in cui i cittadini di Braunschweig possono scambiare i loro libri  in materia di scienza, con l’obiettivo di coinvolgerli nell’approfondimento delle discipline scientifiche.

La superficie esterna della Serra è dotata di 16 Schermi interattivi progettati e realizzati dai due artisti e dotati di sensori che misurano la presenza di movimenti: questi sono pilotati da un software appositamente ideato.
Come nella precedente installazione, l’interazione con i fruitori causa la crescita delle piante vitruali sugli schermi.
I passanti che attraversano a piedi lo spazio monitorato dai sensori, causano la crescita e la continua evoluzione di sempre  diversi giardini virtuali che rispecchiano la loro interazione con la facciata e vogliono rappresentare il concetto di crescita del sapere. Infatti il nome “Wissensgewächs” dato all’installazione significa letteralente Strumento di crescita della conoscenza.

Orpheus – David Silvyan

Orpheus

Standing firm on this stony ground
The wind blows hard
Pulls these clothes around
I harbour all the same worries as most
The temptations to leave or to give up the ghost
I wrestle with an outlook on life
That shifts between darkness and shadowy light
I struggle with words for fear that they’ll hear
But Orpheus sleeps on his back still dead to the world

Sunlight falls, my wings open wide
There’s a beauty here i cannot deny
And bottles that tumble and crash on the stairs
Are just so many people i knew never cared
Down below on the wreck of the ship
Are a stronghold of pleasures i couldn’t regret
But the baggage is swallowed up by the tide
As Orpheus keeps to his promise and stays by my side

Tell me, i’ve still a lot to learn
Understand, these fires never stop
Believe me, when this joke is tired of laughing
I will hear the promise of my Orpheus sing

Sleepers sleep as we row the boat
Just you the weather and i gave up hope
But all of the hurdles that fell in our laps
Were fuel for the fire and straw for our backs
Still the voices have stories to tell
Of the power struggles in heaven and hell
But we feel secure against such mighty dreams
As Orpheus sings of the promise tomorrow may bring

Tell me, i’ve still a lot to learn
Understand, these fires never stop
Please believe, when this joke is tired of laughing
I will hear the promise of my Orpheus sing


Orfeo

In piedi in questo terreno pietroso
Il vento soffia forte
fa sventolare i vestiti
covo tutte le stesse preoccupazioni
le tentazioni di partire o di rinunciare al fantasma
combatto con una prospettiva sulla vita
che cambia fra oscurità e luci ombrose
combatto con le parole per paura che ascoltino
ma Orfeo dorme sulla schiena, morto stecchito per il mondo

scende la luce del sole, le mie ali si spalancano
c’è una bellezza qui che non potrei negare
e bottiglie che ruzzolano e si rompono sulle scale
sono solo tante persone che sapevo non gl’importava niente
giù nel relitto della nave
sono una roccaforte di piaceri che non potevo rimpiangere
ma il bagaglio è inghiottito dall’onda
mentre Orfeo mantiene la sua promessa e sta al mio fianco

dimmi, ho ancora molto da imparare
comprendimi, questi fuochi non finiscono mai
credimi, quando questo scherzo è stanco di ridere
sentirò cantare la promessa del mio Orfeo

i dormienti dormono mentre remiamo
proprio tu, il tempo, ed ho perso la speranza
ma tutti gli ostacoli che ci sono caduti in grembo
erano carburante per il fuoco e paglia per la schiena
le voci hanno ancora delle storie da raccontare
sulle lotte di potere in paradiso e in inferno
ma ci sentiamo sicuri contro questi sogni possenti
mentre Orfeo canta la promessa che potrebbe portare il domani

raccontami, ho ancora tanto da imparare
comprendimi, questi fuochi non si spegneranno mai
ti prego credi, che quando lo scherzo è stanco di ridere
sentirò cantare la promessa del mio Orfeo

Il rapporto tra tecnologia e arte (6) – Nam June Paik e la nascita della video-arte

Le prime alterazioni del linguaggio televisivo si devono a Nam June Paik, artista coreano che nel 1963 giunge a confondere linguisticamente audio e video tramite una trasmissione televisiva alterata dall’uso di magneti (deformando l’afflusso dei segnali elettronici, l’immagine perviene distorta : il ricevente effettua un controllo attivo e qualitativo sull’evento trasmesso).
Negli stessi anni Vostell, alla Smolin Gallery di New York propone i suoi Dé-coll/age TV, assembramenti di televisori considerati dal punto di vista oggettuale e manomessi in diversi modi, senza pero’ intervenire sulla gestione linguistica.

TV Magnet

TV Magnet

Per questo tipo di operazione occorre infatti gestire in proprio la produzione dell’immagine, e l’occasione e’ offerta dalla messa in vendita, nel 1964, di una telecamera portatile e di un videoregistratore ( portapak): nasce cosi’ la possibilità  di fare televisione in prima persona, al di fuori dei canali governativi e collettivi. All’idea della televisione come oggetto si sostituisce la televisione come linguaggio artistico, così ’ “il tubo catodico rimpiazza la tela”. Attraverso questo nuovo linguaggio si possono comporre, come in pittura, rappresentazioni del reale e figure astratte. Utilizzando i nuovi mezzi di espressione si può  descrivere qualcosa che sta accadendo dinanzi alla telecamera o dentro di essa ( e quindi riflettere sul suo linguaggio in senso autoreferenziale). Il video  e’ perciò  uno strumento particolare, che permette possibilità  inedite di comunicazione.

TV Cello

TV Cello

Cage e Cunningham, in collaborazione con Paik, nel 1965 realizzano “Variations 5”, in cui sono creati campi magnetici collegati a microfoni e telecamere e capaci di creare suoni e immagini se stimolati dalla presenza di un performer.
E’ del 1971 la performance TV Cello, realizzata in collaborazione con la musicista Charlotte Moorman. La violoncellista «suona” dei monitor che trasmettono, distorte dall’azione dei magneti, le immagini autoreferenziali dello stesso happening in corso. La tecnologia elettronica impiegata nelle video-installazioni allarga a dismisura la capacità di incidere e manipolare il video.
La sensibilità estetico-artistica e i linguaggi mediatici -scompaginati e ricostruiti dall’interno- riacquistano quella vitalità, quell’apertura al possibile che hanno ormai perso nella fredda strumentalità comunicativa e funzionale.
Le ricerche di Nam June Paik proseguono sugli elementi costitutivi del linguaggio televisivo, dando vita alla creazione di immagini non-oggettive, nelle quali il soggetto e’ dato dal ritmo, dalla luce e dal colore; la sua ricerca riguarda gli aspetti fenomenologici e psicologici del vedere attraverso il tubo catodico e le possibilità di manipolazione del segnale elettronico puro.

Electronic Highway - 1995

Electronic Highway - 1995

Negli anni ‘70 continua a lavorare con il disturbo e crea installazioni costituite da assemblaggi di televisori, a volte centinaia. La sua poetica ha l’intento di decostruire i miti della cultura e della società dell’immagine.
Si tratta di opere in cui suono elettronico e immagini astratte si intrecciano opere realizzate tramite dispositivi sofisticati come sintetizzatori e coloratori in cui gli automatismi delle macchine generano configurazioni visive diverse e giochi cromatici in combinazioni infinite di forme e colori. In questo genere di produzioni il dispositivo tecnologico è al contempo il soggetto e l’oggetto dell’opera: allo spettatore non resta perciò che abbandonarsi alla psichedelia della plasticità delle deformazioni di figure e colori.
La poetica di Paik è volta disgelare gli inganni della società dei mass-media, proponendo un’introspezione che evidenzia che il fatto avvenuto non è altro che una sequenza d’esperienze personali ed anonime.
Quest’arte sottintende sostanzialmente una reciprocità tra utilizzatore e opera.
L’artista vuole smascherare la finzione del reale, giungendo alla sparizione dell’opera, che diviene dominio dell’utilizzatore, che può decidere di optare per un suo uso “fast-food” oppure un calmo gustare.

American flag - 1985-1996

American flag - 1985-1996

Nell’operare di Paik coabitano le due direzioni della società del consumismo di massa.
L’accento è posto sulla condivisione delle informazioni,  elemento che non può far altro che portare a una coscienza collettiva e una riappropriazione del reale, dopo la sua decostruzione.
La proprietà pubblica dell’informazione, difatti, è il punto focale dell’arte di Paik.
Le sue performance non si sospendono però dinnanzi ai limiti del reale, ma sanno anche spingersi verso una spiritualità composta di elementi prossimi alle filosofie orientali, come spiriti divini che colloca a servizio della propria arte.
La spiritualità cui Paik fa allusione è in fin dei conti una trascendenza innocente, candida e atavica tipica dei luoghi e modi dell’origine culturale in cui è venuto al mondo Paik.
Paik gode al tempo stesso di un intimo legame con la civiltà tecnologicamente avanzata, guardata fatalmente da lui con l’attenzione dell’antropologo e quella benevolenza filantropica derivante dal suo essere orientale.

Monkey Dust – The internet is expanding! (LOL)

Propongo un breve “toon” della serie “Monkey Dust”, prodotto nel Regno Unito dalla Talkback Productions Ltd. Non credo che sia distribuito qui da noi. Peccato…

Lou Red – Satellite of love

Satellite of Love
Satellite’s gone
up to the skies
Things like that drive me
out of my mind

I watched it for a little while
I like to watch things on TV

Satellite of love
satellite of love
Satellite of love
satellite of

Satellite’s gone
way up to Mars
Soon it will be filled
with parking cars

I watched it for a little while
I love to watch things on TV

Satellite of love
satellite of love
Satellite of love
satellite of

I’ve been told that you’ve been bold
with Harry, Mark and John
Monday and Tuesday
Wednesday through Thursday
with Harry, Mark and John

Satellite’s gone
up to the skies
Things like that drive me
out of my mind

I watched it for a little while
I love to watch things on TV

Satellite of love
satellite of love
Satellite of love

satellite of
Satellite’s gone
up to the skies
Things like that drive me
out of my mind

I watched it for a little while
I like to watch things on TV

Satellite of love
satellite of love
Satellite of love
satellite of

Satellite’s gone
way up to Mars
Soon it will be filled
with parking cars

I watched it for a little while
I love to watch things on TV

Satellite of love
satellite of love
Satellite of love
satellite of

I’ve been told that you’ve been bold
with Harry, Mark and John
Monday and Tuesday
Wednesday through Thursday
with Harry, Mark and John

Satellite’s gone
up to the skies
Things like that drive me
out of my mind

I watched it for a little while
I love to watch things on TV

Satellite of love
satellite of love
Satellite of love
satellite of

Il Satellite dell’Amore
Il satellite è salito
su per i cieli
cose come questa
mi fanno impazzire

L’ho guardato per un po’
mi piace guardare le cose in TV

Satellite dell’amore
satellite dell’amore
satellite dell’amore
satellite del

Il satellite è andato
verso Marte
che presto sarà pieno
di parcheggi per le macchine

L’ho guardato per un po’
adoro guardare le cose in TV

Satellite dell’amore
satellite dell’amore
satellite dell’amore
satellite del

Mi hanno detto che ti sei presa delle libertà
con Harry, Mark e John
lunedì e martedì
mercoledì fino a giovedì
con Harry, Mark e John

Il satellite è salito
su per i cieli
cose come questa
mi fanno impazzire

L’ho guardato per un po’
adoro guardare le cose in TV

Satellite dell’amore
satellite dell’amore
satellite dell’amore
satellite del

Architecture in Helsinki – Heart it races

Heart it races
And we’re slow to acknowledge the knots on the laces
heart it races
and we go back to where we moved out to the places
heart it races
i bought it in a can and stirred it with my finger
singing boom-dadadadadadada boom-dadadada
through it out the window
and lately you’ve been tanned
suspicious for the winter with your
boom-dadadadadadada boom-dadadada
legs like little splinters
and we’re slow to acknowledge the knots in the laces
heart it races
and we go back to where we move out to the places
heart it races
i sold it to a man and threw him out that window
he went boom-dadadadadadada boom-dadadada
made his wife a widow
heart it races alone
everybody go
Boom dadadadadadada boom dadadada

Il cuore corre

E siamo lenti a riconoscere i nodi sui lacci
il cuore corre
e si ritorna al punto in cui ci siamo mossi fuori dai luoghi
il cuore corre
Ho bevuto da un barattolo e mescolato col mio dito
cantando dadadadadadada-boom boom-dadadada
attraverso di esso fuori dalla finestra
e ultimamente tu ti sei abbronzato
è sospetto per l’inverno con il tuo
dadadadadadada boom-boom-dadadada
le gambe come piccole schegge
e siamo lenti a riconoscere i nodi dei lacci
il cuore corre
e si ritorna al punto in cui ci siamo mossi fuori dai luoghi
il cuore corre
L’ho venduto a un uomo e lo hanno buttato fuori da quella finestra
è andato dadadadadadada boom-boom-dadadada
ha fatto di sua moglie una vedova
il cuore corre da solo
vanno tutti
Dadadadadadada boom boom dadadada

Pagina Successiva »


apolide su Facebook

Satistiche

  • 146,620 Pagine viste
Questo blog è pubblicato sotto Licenza Creative Commons.

Creative Commons License