Me e Te

luilei.jpg

°
° Tu sei
° un lacerare
° membrane a me gradite
° di movimenti altalenati
° bestiale

* Flutto mareggiato
* a tratti di risacca
* imprevedibili
* forza dei gesti
* guardiano dei sogni
* e bimbo al seno
* e soldato
* e presidente

° ma a volte

* non si capisce

° sei ladro di emozioni
° troppo breve
° non dai il tempo
° non hai il tempo
° e volti il capo
° lasci calzini
° mefeticisti
° e gocce d’oro
° al cesso
° rutti la cena
° che non condisci
° a mani stanche del Corriere
° ti connetti
° o esci

latitante a sere
magari entri altrove
diffondere il genoma
a sprazzi
è l’ossessione
al costruire

° ad un lasciare qualche
° eterna

° t
° r
° a
° c
° c
° i
° a

° al relativo eterno

marcare il territorio
col fuoco ad altre belve
competere
col pari e il dispari
con putti
e vulcaniane
prima possibile
trovare pane

° e poi magari
° succhi il sostrato e fuggi
° il tuo egoismo
° dimentichi.

° Vuoi altro humus
° fertile
° su cui impiantarti
° simbiota temporaneo

*
* Tu sei

giaciglio tiepido
la notte
e mani sulla nuca
ritorno a rifugio sicuro
un fuoco al ventre
e coccole caffè
al mattino
di un’abbraccio
e dolci giochi schiavi

° mentre sorridi
° la parte preferita alla
° regina
° del microregno
° ad interim

* non si sa bene
* un dove
* lo spesso corion
* cela i tuoi gesti
* le tue domande
* iniziano
* da due puntate indietro
* senti la fine
* prima della massa
* e quegli sguardi traversi
* riflessi in specchi
* le vetrorragiche ricerche
* consigli per le attribuzioni
* dei centri commerciali
* sabato pomeriggio

di me
o di altri
poco importa

* estratto al conto
* senza la mancia
* vige la legge
* maggiore o uguale
* per le paure
* a solitudini
* lo vedi un giorno
* logora gli anni
* e tamburella tempie

° quel maledetto specchio
° delle braghe
° non sai accettare

* l’utile utensile
* è contingente
* all’appassire il corpo
* e ti rifugi a bisturi
* anticipando
* solo un istante
* l’autopsia
* quindi
* mai acqua
* nel labirinto torrenziale

e nuove barche
in voga
ed è tagliata
ora per sempre
la scena assurda
in fondo al mare della mente
destino
di chi si dona

° sempre
° ciottoli ai piedi
° al guado

* lì verso il niente

° è strano
° non si capisce

* dai il tempo
* e prendi il tempo
* al mondo
* cicli finiti
* di catarsi

° ma il tempo
° di cui sei
° metronomo im-paziente
° ti terrorizza
° te lo ricorda
° molte volte al giorno

* hai troppe voci interne da ascoltare.

– E’ una performance poetico-teatrale. Qui di seguito, integrazione alla sceneggiatura.

Interpreti: due attori (una coppia di giovani adulti) e una voce fuori campo.

Scenografia essenziale, tre sedie e un tavolo sono sullo sfondo. Quinte semplicemente grigie, chiare, neutre.

Consta di un poliloquio e tre monolghi, che sono le parti integrate nell’insieme.

La scena, nell’oscurità, viene illuminata gradualmente fino alla penombra, dopo che i due attori, che di dispongono l’uno di fronte all’altra, l’hanno occupata. Gli interpreti sono in luce.

Comincia l’attrice, leggendo le righe con (°).

Poi, l’attore subentra nel dialogo, iniziando a leggere dal primo (*).

La voce fuori campo legge i versi non contrassegnati, man mano che il dialogo procede. Tono di recitazione marcato.

Seguono i monolghi.
La scena entra nell’oscurità, l’attore recitante è in piena luce.

Lei si volge al pubblico e rilegge tutti gli (°), con lui presente, voltato verso di lei, statico e braccia conserte. Lei usa un tono più forte del precedente, poi entra in penombra e lascia la scena.

Lui rientra in luce, si volta verso il pubblico, legge gli (*), con lei poco illuminata, che si è riaffacciata sul palco, sporgendosi dalla stessa quinta da cui è uscita e restando solo in parte visibile agli spettatori; lui enfatizza la recitazione sui punti critici nei confronti della partner, che scompare stizzita durante la lettura della quinta strofa, in questo punto:

* anticipando
* solo un istante
* l’autopsia

Alla fine della lettura, anche lui torna in ombra e rientra dietro le quinte.
Il palcoscenico resta vuoto ed entra nell’oscurità.

Da ultimo, la voce fuori campo reinterpreta la sua parte tutta in sequenza, con tono triste e moderato, quasi afono, ma senza terminare l’ultima strofa, che viene sfumata in audio.

Chiude la performance un rumore di risacca marina , che inizia a salire da qui:

di me
o di altri
poco importa

ed entra incrociato a dissolvere il monologo.

L’ audio della voce f.c. inizia ad scendere a zero qui:

poco importa

e nuove barche
in voga

e diviene indistinta qui:

in fondo al mare della mente…

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  1. #1 di Margot il 13 ottobre 2007 - 17:56

    peccato…mi sarebbe piaciuto averti sul blog
    un caro saluto

  2. #2 di apolide il 13 ottobre 2007 - 19:26

    Grazie di aver letto un lavoro a cui sono molto affezionato. E’ andata. E’ dipeso comunque dal tono. E’ iniziata male e poi non si è ripresa. Pazienza. Sto visitando il tuo blog…

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