IO.hum 0.3, beta (II)

Il panta rei del flusso di coscienza collettivo
Il grande inganno della conoscenza
i punti fermi delle modellizzazioni matematiche
le consolidate conquiste sociali, delle briciole rimaste
l’ontogenesi che ricapitola la cosmogenesi
delle dissociazioni, prima glucidiche, poi metameriche
lo schematismo riproduttivo associato al nutrirsi
condividono, a tratti
le divisioni sociali, poi etniche, quindi razziali
estendere, senza confini ad n dimensioni
il fine del principio della capitalizzazione di risorse umane
immagini di amicizia scaricate dal web
devono unire riferimenti di origine comune
a testimoniare contingente traccia di sè
la libertà di scegliere quello che è stato già scelto
balza ad occhi distratti da occasioni facili
peluche verdi a seccare differenziali termici
le digressioni ipostatiche originate da scelte prevedibili
le disattenzioni chimiche che frangono il convenzionale
di certe abitudini impresse negli schemi a basso livello
masturbano i neuroni, servono a sedurre
l’arte combinatoria dei possibili eventi
crea diffrazioni frattali di parole
condividere per espandere e contaminare le conoscenze
le migliorie apportabili genicamente all’hardware
le singolarità, le inteferenze, discontinue ad apparire
di non definizioni, quatificabili solo ad anime
i ritmi lenti, il lasciarsi attraversare di dettagli
microrizzonti in empatia col tutto
il feticismo del telecomando del telecomando
l’anglonomia di modelli condivide chiavi
per abbassare il gusto a fattori molto più comuni
le collezioni, tanto per ravvivare un mito spento
il denso secreto delle codifiche linguistiche
interroga gli animi sul darwinismo culturale
attraverso i dissensi di sistema
le cinghie delle trasmissioni televisive
il nostro essere soprattutto software, su memorie labili
democratizzare direttamente
le accumulazioni, prima di tempi cari e restii
la veglia di fronte alla scatola colorata e oppiacea
di ridondanti sessioni, di troppo pochi modelli
il mastello a cui è appesa convincente la bilancia
casualizzando il sistema, bisogna avere un buon generatore
la decostruzuione di tutto ciò che era stato riferimento stabile
la codifica genetica di informazioni, ricordi, schemi mentali
sarà possibile creare e la scienza creò sé stessa, per molto
gli squilli anonimi, esemmeesse tendenziosi, il ping di scambio
chi gioca, oltre ogni limite coi counter
la gestione delle dinamiche di sistemi aggregatori informazione
i dio_di luminosi, spegnendosi, lasceranno un vuoto

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IO.hum 0.3, beta (III)

IO.hum 0.3, beta (IV)

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  1. #1 di apolide il 24 ottobre 2007 - 01:16

    dovrebbe essere recitata da un computer che gestisce lo stream testo e lo invia al sintetizzatore e al visualizzatore su maxischermo, e (per esempio) dopo aver letto tre frasi che cominciano col verbo, ne potrebbe leggere un’ultima (sempre a caso) e poi fare una pausa di 5 secondi, per ricominciare. Ovviamente deve crescere, come quantità di versi, ma nemmeno troppo: bastano 5 volte tanto secondo me…

  2. #2 di lealidellafarfalla il 24 ottobre 2007 - 11:34

    Ma le metti in scena da qualche parte. Sarebbero propio da sentire.

  3. #3 di lealidellafarfalla il 24 ottobre 2007 - 11:34

    Ma le metti in scena da qualche parte? Sarebbero propio da sentire.

  4. #4 di lealidellafarfalla il 24 ottobre 2007 - 11:38

    Scusa ma se non mi arriva l’adsl mi si pianta il trasferimento, non capisco se funziona e rischio postare due volte.

  5. #5 di apolide il 24 ottobre 2007 - 11:45

    Sì, siamo in tre che organizziamo questo evento: io scrivo i testi, un altro ragazzo si occupa dei soundscapes e un terzo di engineering software. Abbiamo un po’ di difficoltà col synt in italiano, speriamo di risolverle subito.

  6. #6 di Lamia il 24 ottobre 2007 - 15:58

    Molto interessante come lavoro..anche perchè ogni volta che il computer prende a caso una frase il contenuto non varia di molto. Sono tutte assimilabili nella stessa superficie.

    Comunque, è una poesia sul progresso e sulla nozione di progresso. Molto molto interessante la tua sperimentazione.
    Ora, un commento “umanistico” (solo provocatorio): sei sicuro che spegnendo gli interruttori si lascerà un vuoto?
    😉

    Au revoir Apo

  7. #7 di apolide il 24 ottobre 2007 - 20:46

    Riposto, con altra simbologia:

    i Dio(di) luminosi, spegnendosi, lasceranno un vuoto

    E’ più chiara la mia metafora, adesso? 🙂

    ciao

    Apolide

  8. #8 di enpi il 25 ottobre 2007 - 00:48

    assolutamente interessante.
    il software dovrebbe ‘capire’ quello che dice, ovvero imporre che dopo a ci siano solo b o c e non d.
    ché peschi all’infinito senza mai ripetersi: senza mai entrare in una routine.
    e.

  9. #9 di apolide il 25 ottobre 2007 - 01:59

    In effetti è questo lo spirito. Se il prezzo da pagare è la perversione poetica, sia. Voglio provare.

    Apolide

  1. IO.hum 0.1, beta (I) « Parole, immagini, gesti
  2. IO.hum 0.3, beta (III) « Parole, immagini, gesti
  3. IO.hum 0.3, beta (IV) « Parole, immagini, gesti
  4. IO.hum 0.3, beta (V) « Parole, immagini, gesti
  5. Il rapporto tra tecnologia e arte « Parole e immagini

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