György Ligeti – Poème symphonique pour 100 métronomes


G. Ligeti, compositore ungherese del XX secolo, deceduto poco più che un anno fa, pubblicamente noto attraverso colossal kubrickiani come “2001: Odissea nello spazio”, “Shining” e “Eyes Wide Shut”, spettacolarizzato e riadattato nei films, poco frequentato negli auditorium.

Il Poème symphonique è una composizione del 1962, importante anno di congiunzione fra le esperienze elettronico-musicali e gli esperimenti visivo-gestuali, i quali contribuivano a rivoluzionare nettamente l’apparato scenografico e uditivo della musica classica.

Oltre alla perdita della melodia, della concreta armonia e del ritmo classico, Ligeti nelle composizioni dei primi anni ’60 si concentra sulle nozioni di sound mass, ossia la percezione fisica del suono prodotto, e di micropolifonia, in cui, data una composizione musicale a più parti sonore, “la complessa polifonia di ciascuna parte è incorporata in un flusso armonico-musicale nel quale le armonie non cambiano improvvisamente, ma si fondono l’una nell’altra; una combinazione distinguibile di intervalli sfuma gradualmente, e da questa nebulosità si scopre che una nuova combinazione di intervalli prende forma”.

Nel Poème symphonique nebulosità e ricercatezza ritmica si fondono, in un’idea di work in progress quasi infinito. Il tempo è un sistema di compresenze. Vi è assenza di elaborazione compositiva, ma tutto è lasciato al proprio corso, già stabilito dall’inizio.

Ci troviamo di fronte ad un palcoscenico di 100 metronomi, regolati ad intervalli temporali differenti. Il lavoro del compositore sta nel decidere quando, in questa orchestra ritmica, c’è bisogno di tutti gli strumenti o di uno solo.

Anche il soggetto è rivoluzionario, in quanto il poema sinfonico è un genere nato nel corso del XIX secolo per descrivere quel tipo di composizioni non soggette al dominio della forma-sonata, ma pensate più liberamente, in vista di un programma poetico-letterario associato.

Qui il poema sinfonico è il contenitore di una libertà programmata, che non possiede alcun legame con apparati extra-musicali, ma fruisce dell’elemento più importante in campo musicale: il tempo.

A voi il giudizio!

 

 

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  1. #1 di apolide il 30 ottobre 2007 - 01:01

    Molto, molto interessante. Pensi che abbia pianificato tutto, o lasciato qualche aspetto al caso?

    Apolide

  2. #2 di lamia82 il 30 ottobre 2007 - 13:29

    era più che lecita la tua domanda.
    in questo caso il “caso” viene un po’ bandito..anche se il risultato sembra perfettamente casuale.

  3. #3 di lealidellafarfalla il 30 ottobre 2007 - 15:37

    Capisco si tratta di un causo. 🙂

    Fabrizio

  4. #4 di marghe il 30 ottobre 2007 - 18:27

    il caso o il fato?

  5. #5 di lamia82 il 30 ottobre 2007 - 20:46

    😉
    beh..il caso, quanta controversia in questa parola. Il fato è qualcosa di superiore, forse, non ha niente a che fare con lo scorrere incomprensibile degli eventi.
    Il caso è la vita come viene, laicamente parlando.
    un saluto a voi

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