IO.hum 0.3, beta (VI)

le religioni che raggruppano, ma solo a fattor comune etnico
la schizofrenica garanzia della rappresentatività bipolare
la realtà della democrazia diretta dai gruppi economici dominanti
la recessività delle istanze minoritarie
la danza mediatica della cronaca nera, del gossip, del costume dei consumi
l’anestesia del gusto, delle coscienze, delle relazioni umane
la standardizzazione delle pulsioni, dei profili, dei bi-sogni
siamo tutti uguali di fronte ai sondaggi di mercato
il fantasma della sicurezza sociale, della stabilità economica
l’età dell’oro dell’ e-commerce, dei titoli spazzatura, del mattone
l’anoressia delle proposte progressiste
la bulimia dei costi dei servizi collettivi
la globalizzazione delle istanze egualitarie
l’inganno della moneta virtuale, del sesso virtuale, dei mondi virtuali

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  1. #1 di greta il 30 novembre 2007 - 11:25

    Caro, eccoci qui di fronte alla tua sesta creazione sperimentale.
    ogni tua nuova creazione è permeata di un senso che si ricollega alle precedenti.. e noto in quasi tutte la volontà di rendere chiare le dicotomie concettuali, grande-piccolo, maggiore-minore, pieno-vuoto, con le implicazioni sociali che si portano. Non a caso ti chiami ossimoro. 😉

    mi sono appena svegliata….e tu mi dai sempre una bella scossa elettrica :*

  2. #2 di fiak il 30 novembre 2007 - 19:11

    Altro che scossa elettrica, scusami apolide ma trovo la tua poesia molto deprimente, non per la non sottigliezza delle metafore, e neanche per la non musicalità del tutto ma semplicemente per la triste verità che la tua poesia racchiude…

  3. #3 di apolide il 1 dicembre 2007 - 20:21

    @ greta: io questo lavoro lo intendo più come un’assemblaggio. In alcune “puntate” cerco di raccontare una storia (e comunque vago, perchè il fine non è esattamente quellod i proporre una composizione conclusa), ma qui la storia non c’è. Probabilmente, sperimentando e confrontando un campione di risultati, dopo una rilettura dell’output del programma, stimo di aggiungere qualche blocco costituito solo da versi con predicati verbali all’interno. E’ tutto centrato sulla possibile combinazione delle differenti possibilità.

    @fiak: sì, le metafore sono volutamente grossolane. Il discorso qui è prosastico, è voluto. La triste realtà-verità è un qualcosa che si può cercare di nascondere, di sfuggire, ma prima o poi ritorna. Tienilo presente.

    ciao

    Apolide

  4. #4 di greta il 4 dicembre 2007 - 14:12

    differenti possibilità che assemblate danno tutte il senso della caducità del progresso.

    per questo, e per la de-frammentazione sperimentale della triste realtà, per questo mi sento scossa elettricamente dalla tue microvisioni.

  5. #5 di apolide il 6 dicembre 2007 - 17:15

    Concetti come la caducità assumono un senso sempre più caduco, al procedere postumano

    Apolide

  1. Il rapporto tra tecnologia e arte « Parole e immagini

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