la gara

Sanders non era mai stato così orgoglioso di se stesso: anni di duro lavoro, la direzione di tutto il team, la responsabilità sui medici, sui biologi, sugli psicologi, sui preparatori atletici, sui tecnici era sempre stata tutta per intero sulle sue spalle.
Non erano mancati i momenti difficili, in cui pensava di abbandonare tutto, ma la tenacia e l’ impegno avevano reso, alla fine.
Era giunto il grande giorno: Leonard era pronto, tutti i test prima delle olimpiadi si erano rivelati sbalorditivi: aveva battuto ogni primato: aveva sbriciolato tutte le prestazioni degli atleti precedenti, avrebbe corso velocissimo e vinto per la Son’s Ltd, la multinazionale che rappresentava.
Sanders lo guardava, mentre saliva sul furgoncino che lo avrebbe portato allo stadio olimpico: dalla tuta spiccavano definiti tutti i suoi muscoli perfetti e potenti, il profilo affilato e quasi aerodinamico del del suo viso si stagliava dietro al finestrino, quell’ aria assente e concentrata assieme prima della competizione facevano di lui una macchina perfetta per vincere, che stava andando a correre la sua gara dei centro metri contro un altro campione.
Il responsabile non aveva paura del competitore avversario, dell’ atleta della Taumak, che aveva già corso e vinto i 400 metri, gara alla quale la sua holding non partecipava, in quanto la preparazione di Leonard era stata esclusivamente mirata alla distanza corta: la potenza esplosiva dell’ atleta trovava la sua più felice espressione nei 100 metri, e tutte le statistiche e i complicati raffronti delle due prestazioni garantivano la vittoria.
Sanders volle salutare Leonard negli spogliatoi: mentre i massaggiatori gli scaldavano i muscoli, lo guardò negli occhi, e gli sussurrò: ”pensa solo a vincere.” L’ipertrofico gigante, ormai in vista del corridoio che portava alla pista, rispose con un cenno del capo, e si avviò, scortato da due responsabili tecnici.
Sanders si recò nelle tribune adiacenti alla pista.
Ai blocchi di partenza, l’unica attenzione che Leonard mostrò all’avversario fu un sorriso un po’ nervoso ed aggressivo, poi si posizionò sui blocchi.
Sanders non s’ impressionò, quando, alla partenza, Leonard restò indietro di due-tre metri, ciò era previsto: il meglio di sè, il suo campione, l’ avrebbe dato dopo i cinque secondi, bruciando l’ avversario. E così fu: Leonard recuperò fulmineo il divario, ma, invece di stracciare l’avversario ed andare a vincere, invase la sua corsia, si avventò su di lui, e con un terribile morso gli squarciò il collo: avrebbe continuato divorandolo, se non fossero intervenuti i commissari di gara.
In un attimo sfumò tutto sotto gli occhi di Sanders: sfumò il ricco premio gara, sfumarono gli anni di preparazione e la fiducia riposta nella vittoria e nell’atleta: non aveva pensato a vincere, ma a sbranare l’ avversario.
Disperato Sanders comprese che c’era stato un errore. Probabilmente qualche gene non era stato analizzato a fondo, ed aveva trasmesso all’atleta delle caratteristiche inaspettate: la determinazione a correre, sì, ma per uccidere. Mentre Leonard, immobilizzato a fatica da quattro agenti della sicurezza, veniva scortato attraverso gli spogliatoi fuori dallo stadio, Sanders capì che la sua creatura aveva solo seguito il suo istinto, e quell’ anno, nella competizione di atleti geneticamente modificati, se la Son’s aveva lavorato su geni di ghepardo, la ricerca della Taumak si era di sicuro basata su geni di gazzella.

Annunci

, , , , , ,

  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: