flussi indifferenziati di pensiero – 2

il cielo al mattino, la pelle sottile del pianeta,
l’ombra che è piatto monito a non compiere
di nuovo facili errori
l’incombenza dietro l’angolo da superare,
questo varcare segni, sensi,
confusi, illeggibili e sovrapposti
essere spettatori di sè stessi, dietro la scena,
osservarsi al di fuori, oltre il sè, cercare quel motivo
quella nenia ricorrente e insistente, nella colonna sonora del film
che scorre, che è già al secondo tempo,
il regista, il raffinato regista,
l’eterno nemico regista, che complica la trama e l’avvolge, la contorce
e la ramifica, il filo rosso, il filo rosso che non c’è, ma è una rete, sfrangiata,
slabbrata, un puzzle cui mancano tessere cruciali, e in alto un occhio
che vede e osserva, lo senti,
lo avverti nella spirale del nautilus,
nei cristalli di quarzo, nelle circonvoluzioni dell’encefalo,
la rete, di cui possiamo intravvedere solo le spoglie
materiali, i suoi contingenti effetti, limitati dalle tre misere dimensioni,
dalla freccia del tempo sempre positiva,
almeno fino a quando ci espandiamo
il contatto con l’amica
che avresti voluto sfiorare,
l’inevitabile, ineluttabile barriera-corpo, l’aleggiare fermato
dai confini precisi prestabiliti e insuperabili,
almeno per adesso,
il rito del caffè per tranqullizzarsi,
il distacco,
l’egoismo degli ambiti territoriali,
il senso del possesso, la monetizzazione degli ambiti relazionali,
le stupide critiche demagogiche di chi non sa affatto scrivere e riversa i suoi limiti sul foglio,
bianco,
l’inizio del processo (pro)creativo,
il cercare di conquistare sempre una memoria,
l’horror vacui, quel senso di vertigine oltre il
baratro che è alle spalle, la volontà dell’istante infinito,
lo spiazzamento, oltre all’ascissa, l’ordinata e la quota,
la fame di conoscere,
le limitazioni di questa gabbia,
la voglia di traversare i limiti e di essere finalmente liberi,
il sopragiungere dei primi dolori,
l’inizio del degrado dell’involucro,
l’entropia che prende lentamente il sopravvento,
l’estrema perfezione del meccanismo per cui siamo venuti al mondo,
l4 m0rt3, il 76nn3l d3l tr4ns170, 1l d351d3r10 d1 s4l1r3, l4 luc3 ch3 1nv4d3 l3 m3mbr4 3 l3 f4 5pl3nd3r3 , l4 pr013z10n3 m3nt4l3 ch3 p3rm4n3 3 d1v3rr4′ m3r0 r1c0rd0, l’0l7r3, l’4tt354 1mp4z13n73 d3ll’0l7r3.

Annunci

, , ,

  1. #1 di emmanuelepilia il 12 giugno 2008 - 02:43

    Il finale resta sempre la cosa più drammatica…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: