Il rapporto tra tecnologia e arte (8) – un essere transgenico come opera d’arte: GFP Bunny

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Eduardo Kac GFP Bunny

Alba, il coniglio transgenico creato da Eduardo Kac

Il progresso scientifico tecnologico del XX secolo ha portato conseguenze anche nel campo della biologia e della genetica. A partire dagli anni ’90, il genoma di molti esseri viventi, tra cui anche quello umano, è stato mappato, ed è ora possibile produrre degli animali ibridi mutanti detti transgenici,  che incorporano, cioè, geni appartenenti a differenti specie.
Non poteva non esplorare i nuovi orizzonti materializzati dalla ricerca genetica un bio-artista brasiliano, Eduardo Kac, di cui abbiamo già parlato qui, a proposito dei biotopi.

Nel 2000 nasce Alba, nota anche come GFP Bunny.

Alba, è il nome assegnato da Kac e dalla sua famiglia alla prima coniglietta transgenica fluorescente frutto di un esperimento privo di valore dal punto di vista scientifico ed economico, ma dalle importanti implicazioni artistiche.
Le tecniche usate sono pratica comune da alcuni anni in qualunque laboratorio di genetica. E’ stata creata nel febbraio 2000 presso l’istituto di Ricerca Agronomica francese; nel genoma di Alba sono stati inseriti geni di una medusa  (Aequorea Victoria) la cui proprietà è quella di emettere una luminosità fluorescente nelle profondità degli oceani. E’ albina, ma sotto una lampada di Wood e di notte, diventa fluorescente.
L’opera d’arte, con GFP Bunny di Kac non è più un artefatto, ma un essere vivente in cui il medium e il soggetto coincidono.

E’ interessante riportare la definizione che l’artista stesso dà dell’arte transgenica:

É una forma di arte innovativa basata sull’uso di tecniche di ingegneria genetica per creare esseri viventi unici.
Non c’è l’arte Transgenica senza un impegno consolidato e una responsabilità per la nuova forma di vita cosi creata.
Un impegno etico è esssenziale in qualsiasi opera d’arte.



Kac GFP Bunny Alba

Alba, illuminato con lampada di Wood, appare verde fluorescente

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  1. #1 di Mirtrim il 9 marzo 2009 - 20:25

    🙂 Mi piace, l’arte e la biologia si fondono?

  2. #2 di apolide il 9 marzo 2009 - 20:48

    Mirtrim, non esattamente. E’ una forma di arte tecnologica, che utilizza come strumento espressivo esseri viventi modificati geneticamente…non è esattamente una fusione, è un attingere a una disciplina differente da quelle consuete per fare arte.

    Adonai

    Apo

  3. #3 di infinitylive il 9 marzo 2009 - 21:09

    A me mette tanta paura e chissà che effetto farà agli altri animali!!non mi piace,anche perchè è un essere vivente,per quanto mi riguarda faccio differenza tra il mondo degli animali e quello dei vegetali;Se la modifica viene fatta su un fiore,esaltandone il colore e il profumo,se la modifica gratifica chi osserva e olfattivamente rapisce chi ne passa accanto,allora quella è un arte gentile,che gratifica,aiuta,migliora;ma un coniglietto?che senso ha?
    Condivido invece l’arte del “recupero”,cioè la mummificazione,attuata nell’antico egitto e la nuova arte di Damien Hirst,che ho trattato nel mio Facebook(ho un facebook particolare!dove tratto di mistero e arte!!)cose che inserirò nel nuovo blog!!!ti cito alcuni passi della mia ricerca e poi dato chè non so postare le fotografie,gradirei il tuo aiuto per un articolo su di lui!!con immagini annesse!
    Damien Hirst,innovativo artista del nostro secolo,tratta in maniera particolare il tema della morte,la sua non è una mummificazione ne un’imbalsamazione,eppure osa impressionare lo spettatore con animali morti!si proprio morti!!!
    Di tutte le sue opere, la più conosciuta è “The Physical Impossibility Of Death In the Mind Of Someone Living” (ovvero, L’impossibilità fisica della morte nella mente di un vivo). Si tratta di uno squalo di 4 metri e mezzo “imbalsamato” nella formaldeide, una sostanza battericida che è stata iniettata nell’intero sistema vascolare e linfatico del cadavere dello squalo, fino a solidificarsi e trasformarsi in una resina trasparente che avvolge e permea tutto lo squalo, rallentandone notevolmente la decomposizione e consentendo ai tessuti e alle cellule dello squalo di rimanere così come sono per anni ed anni. La formaldeide, pur essendo trasparente, assume un colore verde/azzurrino che tende ad opacizzare i colori dell’animale in essa contenuto. Questo blocco rettangolare di resina (che avvolge e conserva lo squalo di 4 metri), è a sua volta racchiuso all’interno di una resistente struttura con vetri (una sorta di teca trasparente dalla cornice bianca) che – nel corso degli anni – è stata esposta talvolta poggiata sul pavimento dei musei, talvolta spettacolarmente attaccata al soffitto e sospesa in aria al di sopra degli spettatori.

  4. #4 di apolide il 9 marzo 2009 - 22:08

    Conosco Hirst, è uno dei miei preferiti. Ma Kac non è da meno…

    Adonai

    Apo

  5. #5 di emmanuelepilia il 10 marzo 2009 - 12:10

    Interessantissimo post. Non conoscevo questo autore, ma una rapida ricerca su internet mi ha fatto capire quanto peccassi di ignoranza. Ma ancora mi chiedo perchè non ti iscrivi alla mailing list dei transumanisti! Sei uno di noi! 🙂

  6. #6 di apolide il 10 marzo 2009 - 19:15

    Kac è davvero robusto…se ti gusta questo genere di arte posso darti dei riferimenti bibliografici, è un’altra parte della mia tesi che sto pubblicando qui sul blog.

    Adonai

    Apolide

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