Il guerrilla marketing

Gettiamo uno sguardo sul Guerriglia marketing (dall’inglese Guerrilla Marketing).
E’ una definizione coniata dal pubblicitario statunitense Jay Conrad Levinson nel 1984 nel suo libro omonimo per indicare una forma di promozione pubblicitaria non convenzionale e a basso budget ottenuta attraverso l’utilizzo creativo di mezzi e strumenti aggressivi che fanno leva sull’immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali. Il messaggio pubblicitario è veicolato in luoghi e situazioni inconsueti per la pubblicità ‘classica’, nei quali i meccanismi di difesa contro le persuasioni del marketing sono più bassi, e quindi il messaggio arriva meglio al consumatore.
E’ un campo di frontiera, dove arte, creatività e mercato coesistono e collidono.
Uno dei primi esempi di guerrilla marketing è stato la leggenda metropolitana messa in rete, e da lì lanciata dagli altri media, in cui si parlava di quattro cineasti scomparsi in una foresta del Maryland nel 1994, di cui furono ritrovate le riprese a distanza di anni; un sito trattava del caso, e dopo poco uscì al cinema The Blair Witch Project – Il mistero della strega di Blair. Esempi eclatanti di Guerriglia marketing in Italia sono stati gli exploit di Vittorio Cecchini, culminati nel gennaio 2008 con le 150.000 palline di plastica riversate sulla scalinata di Piazza di Spagna (ne abbiamo parlato qui), oppure la campagna “Non accade qui, ma adesso” di Amnesty International, del 2007 (qui). In questo video alcune delle più recenti e celebrate iniziative di GM.

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  1. #1 di Pilia Emmanuele il 19 dicembre 2009 - 19:11

    A questo punto, il gruppo SITE non potrebbe essere considerato come uno dei primi, geniali, agenti di guerrilla marketing!? BEST insegna molto, e mi pare proprio che queti autori hanno imparato molto da BEST…

  2. #2 di apolide il 19 dicembre 2009 - 20:54

    Ma sono più recenti di Conrad, o sbaglio? Mi fornisci qualche coordinata in più che non riesco a documentarmi sui riferimenti? Solo un link a risposta, sennò l’antispam ti blocca.

    Apo

  3. #3 di Pilia Emmanuele il 30 dicembre 2009 - 16:05

    Dai che li conosci! 🙂 Anni ’70 comunque…

  4. #5 di apolide il 30 dicembre 2009 - 19:25

    Dai, appena ho un minuto ci do un’occhiata, poi ti replico…

    Adonai

    Apo

  5. #6 di apolide il 30 dicembre 2009 - 19:39

    SITE… visto. Sì, li conoscevo, anche se li identificavo maggiormente con l’onda vagamente pop di quegli anni.
    In effetti l’edificio Best evoca suggestioni affini a quelle dell’articolo qui sopra. Anni ’70… Poi i SITE, hanno virato la loro produzione su un’onda più decostruttivista, pur guardando ancora all’International Style…

    Ovviamente d’impatto, l’intervento che citi non ha però una caratteristica del guerrilla marketing, anzi non ne ha due: il basso costo (alcuni exploit di GM costano davvero poche centinaia di euro) e l’essere un episodio effimero (qui parliamo di un palazzo in “finta rovina”, memore di pittoresche ed ottocentesche suggestioni, rilette in chiave post-moderna). Sei d’accordo?

    Adonai

    Apo

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