il bambino in noi

La perdita più grande che può soffrire un adulto è vedere morire il bambino che è il lui.

[Apolide]

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  1. #1 di topolino il 9 settembre 2010 - 18:28

    Mi definiscono persona molto coraggiosa; sin da piccina ho sempre sorriso e aiutato gli altri. Non ho mai pianto né mi sono lamentata, mai chiesto nulla (neanche una caramella ai miei genitori), mi limitavo ad accettare e ringraziare. In nessun caso o istante ho pensato d’immergermi in mari sconosciuti, non per mancanza di coraggio bensì per prudenza e per non dispiacere mamma e babbo.
    Oggi, all’improvviso, qualcuno mi ha posto sotto gli occhi una pagina sconosciuta (a dire il vero l’ho vissuto quale violenza di una pagina sbattuta in faccia).
    Prima reazione: chiudere. Nell’attimo dell’esecuzione la vocina interna ha sussurrato: non ti vergogni? Tu, sempre pronta all’azione, alla lotta, all’intervento, ad affrontare la verità, il buio pesto, il dolore più atroce senza battere ciglio anche se ti dilaniava tutta: volontà, muscoli, ciascuna fibra, ogni cellula…rifiuti di scrivere su una pagina che proprio sconosciuta non è giacché conosci nome e cognome (se sono veri) di colui che l’ha inviata? I suoi aforismi li hai sempre condivisi, oggi ne ha inviato uno che non condividi; ti ha chiesto il perché, rispondi.
    Potrebbe essere motivo d’uscita da quell’assordante rumore del silenzio che da giorni ti abita. A testa alta, come hai sempre fatto, scrivi di getto qunanto ti passa per la mente. Un raggio di sole buca un cirro, quale sorriso di cielo solleva la mente, ruba un mio sorriso.
    Ho scritto quanto mi passava per il capo; non posso né desidero andare oltre, sono stanca, non voglio rompere gli argini del fiume potrebbe tracimare

  2. #2 di apolide il 10 settembre 2010 - 08:21

    Intendevo, in merito al bambino dentro ognuno, alla capacità di stupirsi, di essere spontanei, diretti. Alludevo a tutte le croste che il tempo appiccica sopra la nostra primigenia personalità e ci fanno considerare ‘adulti’: a volte scrollarsele di dosso può essere anche liberatorio…

    Apo

  3. #3 di topolino il 10 settembre 2010 - 18:10

    “La perdita più grande che può soffrire un adulto è vedere morire il bambino che è il lui”.

    Ho riportato l’aforismo per fissarlo bene in mente, giacché il non accettarlo non mi permette di memorizzarlo.
    Avevo ben capito il tuo punto di vista ma desideravo leggerlo, grazie per averlo fatto; resta l’impressione che lo scrvente ne sia coinvolto.
    Ora posso essere più esplicita.
    Forse, sono le parole scelte, l’inizio: “perdita più grande”, quale staffilata colpisce il lettore, con violenza apre al lutto più atroce: unico, lancinante, non condivisibile, non comunicabile, sempre e ovunque presente, assolutamente oltre il dolore.
    Le parole che seguono fanno ugualmente tanto male per il paragone proposto.
    La domanda è: colui (o colei) che pensa, o scrive, recita, vive, ha mai vissuto sulla propria pelle, nel cuore, nel cervello, in ogni fibra il DOLORE? mi auguro di no e prego affinché ne sia risparmiato/a.

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